Venerdì, 21 Settembre 2018
COSENZA

I prestiti a strozzo
e le due cricche
dello spaccio

di

Ogni angolo della città era presidiato da mercanti esperti di droga. E branchi di giovani lupi rivendicavano, invece, la loro esistenza tra il Campus universitario di Arcavacata e Cetraro. Due gruppi s’erano spartiti il territorio, perchè lo spaccio garantisce un enorme salto di qualità a livello economico. Non c’è paragone con quello che può offrire un posto di lavoro normale e, soprattutto, legale. E così entravano in competizione per ingrassare i guadagni da spartire con gli altri “compari”. Bastava cacciare tre o quattro dosi per arrangiare una giornata di lavoro. Erano loro, giovani senza macchia e senza peccato (almeno fino a ieri), il frutto più pericoloso che stava maturando all’ombra della malapianta. Ragazzi teneri strappati alle loro famiglie di brava gente da quel delirio d’onnipotenza che li ha spinti nei guai. L’inchiesta “Sherpa” è detonata ieri mattina in uno spettacolare blitz della guardia di finanza per l’ese - cuzione d’una ordinanza applicativa di misure cautelari nei confronti di otto persone. In cella sono finiti i più “esperti”: Giuseppe Gagliardi, 40 anni, Francesco Candido, 35 e Fabio Corrente, 36. Ai domiciliari, invece, sono stati assegnati gl’incensurati: Vito Pietro Corrente, 39 anni, Stefano Straface, 26, Francesco Di Cianni, 24, Pasquale Napoli, 23 e Stefano Pisciotta, 30. Si tratta di due distinti gruppi. Il primo, formato da gente nota negli archivi degl’investigatori. A Gagliardi il pm Giuseppe Cozzolino contesta anche tre episodi di usura. Dall’attività d’intelligence, sviluppata dai detective della Compagnia cittadina delle Fiamme gialle, guidata dal capitano Paolo Mielucci, affiora anche l’altro drappello formato da ragazzini, tutti incensurati, quasi tutti universitari. Si sarebbero occupati di rifornire gli studenti dell’ateneo di Arcavacata e altri giovani. Le piazze dello spaccio erano gli angoli delle strade che si intrecciano nella cittadella universitaria, i marciapiedi, i bar. La guardia di finanza ha cucito la trama accusatoria che fa da architrave alle accuse ipotizzate dalla Procura guidata da Dario Granieri ascoltando le telefonate degl’indagati, interpretando anche i loro sospiri, pedinandoli e interrogando i tossicomani. Individuato pure i canali d’approvvigiona - mento, tra Cetraro e il Reggino, dove la roba veniva acquistata da uno del gruppo. Esplorando le tecniche di spaccio dell’altra cricca, quella radicata in via Popilia, le “divise grigie” avrebbero scoperto che parte dei guadagni della droga sarebbero stati reimpiegati nei prestiti a tassi d’usura. In particolare, Gagliardi si sarebbe occupato di fornire piccoli aiuti economici a imprenditori in difficoltà dai quali avrebbe preteso interessi fino al 180% annuo. Uno degli imprenditori strozzati, proprio qualche giorno prima del blitz, sarebbe stato minacciato da qualcuno legato ai “compari”. L’uomo aveva reso dichiarazioni accusatorie che costituiscono lo zoccolo duro del provvedimento emesso dal gip. I due gruppi sono stati smascherati grazie a un cliente comune, che si sarebbe rifornito dagli uni e dagli altri. Grazie anche a tecnologie satellitari, gl’indagati stati monitorati e sono stati scoperti i loro legami. Nel corso del blitz, coordinato dal colonnello Giosuè Colella, sono stati sequestrati 5 panetti di hashish marchiati con una sigla, per un peso complessivo di mezzo chilo, un bilancino di precisione.  

 

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