Lunedì, 24 Settembre 2018
COSENZA

La pentita e il boss
reggino ucciso nel Lazio

lucia albano, Cosenza, Calabria, Archivio
lucia albano

Lucia Albano, consorte dell’ex braccio destro di Giuseppe Cirillo, ha reso importanti rivelazioni al pm antimafia Salvatore Curcio, sull’assassinio di quel padrino della ’ndrangheta reggina che era stato per lungo tempo consigliere e alleato dei cirilliani. Francesco Canale, 50 anni, di Reggio Calabria, venne ucciso a Pomezia il 17 maggio 1982. Cadde fulminato da una raffica di pallottole esplose da un sicario che era a bordo di una Volkswagen Golf. Canale morì all’istante, mentre una donna che si trovava in sua compagnia rimase lievemente ferita. La misteriosa signora raggiunta dal piombo era una fidata amica proprio di Mario Mirabile, all’epoca “santista” della Nuova camora organizzata di Raffaele Cutolo. Nell’immediatezza del fatto, venne arrestato un napoletano che risultò poi estraneo all’agguato. Le indagini, condotte dalla procura di Roma, non approdarono ad alcuna conclusione. Dell’eliminazione di Canale si tornò a parlare solo nella seconda metà degli anni 90, quando le cosche della Sibaritide vennero decapitate con l’operazione “Galassia”. Lucia Albano ha svelato subito particolari sull’uccisione di don Ciccio Canale. La supertestimone, che aveva condiviso con Mirabile, mandante del delitto, la lunga permanenza in Calabria, rivelò il contesto entro cui il crimine era maturato.

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