Mercoledì, 22 Settembre 2021
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COSENZA

Appalti e mafia, Barbieri resta in carcere

di
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giustizia

Giorni claustrofobici. Trascorsi tra l’insopportabile grigiore d’una cella e il costante rumore dei pesanti cancelli in ferro che si aprono e si richiudono. Giorgio Barbieri, 41 anni, erede della holding di famiglia ed a capo di una rete imprenditoriale con interessi nel settore delle costruzioni, del turismo e dello svago, dovrà rimanere in carcere. L’ha stabilito il Gip di Roma – città dove il manager risiede stabilmente – accogliendo le richieste del procuratore Nicola Gratteri e dell’aggiunto Vincenzo Luberto. I giorni passati a guardare il cielo attraverso le sbarre potrebbero diventare settimane e poi mesi. Barbieri, infatti, è accusato d’essere l’imprenditore di riferimento del potente boss Franco Muto, 77 anni, di Cetraro, inteso come il “re del pesce”. Il padrino avrebbe fatto da “garante” per consentirgli di concludere affari lucrosi e di sancire importanti joint venture con imprese funzionali agli interessi delle cosche della Piana di Gioia Tauro. Nel Cosentino le aziende di Barbieri si sono aggiudicate i lavori di costruzione dell’avveniristica piazza Bilotti di Cosenza; dell’aviosuperficie di Scalea e degli impianti di risalita della stazione sciistica di Lorica. Determinante si sarebbe rivelata la “protezione” offerta dal settantasettenne capobastone cetrarese. Una “protezione” che ha evitato all’imprenditore di soggiacere alle richieste di “pizzo” avanzate da piccoli e grandi boss attivi nelle zone interessate dai lavori. Barbieri, in cambio, avrebbe stabilmente corrisposto a Muto somme di denaro attraverso l’utilizzo di una sala scommesse allestita a Cosenza e gestita dal suo braccio destro, Massimo Longo, 50 anni, finito pure lui dritto in carcere. La tecnica utilizzata per ricavare le provviste di denaro destinate al mammasantissima era originale: Longo pagava in contanti le vincite ottenute ai video lottery dagli avventori e tratteneva per sé i ticket di vincita che mandava, intestati alla moglie, alla società nazionale di gestione dei videopoker. I soldi – ecco la fabbrica del “nero” – venivano perciò incassati a nome della donna e finivano, subito dopo, nelle mani di un’altra donna incaricata di amministrare le casse della cosca: Angelina Corsanto, 74 anni, consorte del “re del pesce”. I passaggi di denaro, più di 100.000 euro, sono stati addirittura filmati dai finanzieri dei colonnelli Marco Grazioli e Ciro Ciavarella. La Corsanto, già condannata a cinque anni di carcere nel 1995 per associazione mafiosa, passerà le prossime settimane in prigione. Pure nei suoi confronti il Gip, questa volta di Paola, ha disposto la detenzione in un penitenziario. Ma torniamo agli affari. Per le opere in corso di realizzazione nella Calabria settentrionale, Giorgio Barbieri non solo aveva ottenuto il pagamento delle spettanze con il saldo degli stati di avanzamento dei lavori ma pure la gestione venticinquennale di impianti e parcheggi. A Gioia Tauro, invece, il quartantunenne si sarebbe prestato a far da finto concorrente alle imprese “Bagalà” ritenute dal procuratore di Reggio, Federico Cafiero de Raho e dall’aggiunto Gaetano Paci, come organiche alla temuta famiglia dei Piromalli. Gli interessi di Barbieri non sono però solo concentrate in campo edilizio ma spaziano sino al segmento turistico-ricettivo. I magistrati inquirenti, infatti, hanno disposto il sequestro di un resort extralusso l’Hotel delle stelle, a Sangineto, e di una rinomatissima discoteca - “Il castello” - sempre posta nella cittadina tirrenica del Cosentino. L’impero del costruttore è davvero messo male.

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