Mercoledì, 08 Febbraio 2023
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LOTTA ALLA MAFIA

Paolo Guido &co, i successi di magistrati e poliziotti calabresi

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Paolo Guido, 55 anni, il magistrato che ha guidato l’inchiesta culminata nell’arresto di Matteo Messina Denaro, conferma una antica tradizione che vede nei magistrati e negli investigatori calabresi degli irriducibili nemici di Cosa Nostra.
Il togato cosentino, che ha studiato al liceo “Fermi” e si è laureato a Roma, ripercorre la strada di Diego Tajani, procuratore generale di Palermo che, tra il 1869 e il 1872, disarticolò il sistema di potere che garantiva l’impunità a molti mafiosi. Un sistema fatto di complicità a collusioni ch’era capace di condizionare la vita nel capoluogo isolano. Tajani, originario di Cutro e figlio di un generale, divenne successivamente ministro della Giustizia.
A un calabrese di Crotone, Francesco Spanò, dirigente di pubblica sicurezza, si devono invece i successi nella lotta alla mafia in Sicilia ottenuti dal “prefetto di ferro” Cesare Mori negli anni 20 del Novecento. Spanò, poi diventato questore di Reggio Calabria nel 1938, firmò con la sua determinazione la sconfitta di bande criminali come quelle degli Andaloro e dei Ferrarello e la cattura di decine di latitanti. Con Mori fece finire sott’inchiesta anche influenti esponenti politici siciliani dell’epoca.
E ad altri due poliziotti, di Catanzaro e Santa Severina, Giuseppe Gualtieri e Renato Cortese, si deve la cattura, dopo 43 anni di latitanza, di Bernardo Provenzano, detto “Binnu u tratturi”, avvenuta nell’aprile del 2006 nelle campagne di Corleone. Gualtieri era capo della Mobile palermitana e Cortese responsabile della sezione “catturandi”. Entrambi saranno successivamente promossi questori. Gualtieri diverrà responsabile della Polizia di Stato a Trapani, nell’area storicamente sotto il controllo della famiglia Messina Denaro, mentre Cortese verrà posto successivamente a capo degli uffici di pubblica sicurezza di Palermo.
Il procuratore Paolo Guido, che torna appena può a Cosenza, ha scelto di lavorare in una regione diversa da quella di origine. In riva al Crati vivono i suoi familiari e gli amici più cari. Il padre, Alfonso, originario di Acri e già viceprefetto vicario nella città dei bruzi, è ricordato dai colleghi come una persona di grande umanità e dotato di un altissimo senso dello Stato. Nel 1988 venne nominato commissario della Usl 9 di Cosenza sciolta per ragioni amministrative e successivamente contribuì con il suo lavoro alla istituzione della provincia di Vibo.
Il figlio, Guido, trascorre le ferie estive a Sangineto insieme agli amici di sempre, quei compagni di liceo che ne hanno festeggiato con orgoglio i successi professionali.

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