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Le reliquie rubate a Paola e Bisignano e l’appello della chiesa FOTO

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Due furti sacrileghi. Compiuti in danno di veneratissimi Santi calabresi, violando antichi luoghi di culto. Le vittime? Francesco di Paola, patrono della regione e Umile da Bisignano, miracoloso frate taumaturgo della Valle del Crati. I loro reliquari e le spoglie sono stati sottratti, in tempi diversi, dai Santuari in cui erano gelosamente custoditi da secoli.
«Se qualcuno può fornire indicazioni utili e aiutarci a rientrarne in possesso spero si faccia avanti, non è mai troppo tardi!» dice don Enzo Gabrieli, responsabile per l’Arcidiocesi di Cosenza e Bisignano dell’ufficio che si occupa delle Cause dei Santi e delle Reliquie. «I fedeli aspettano ormai da decenni e noi non abbiamo mai perso la speranza. Confidiamo nel lavoro delle forze dell’ordine e accompagniamo il loro operato con la preghiera».

Le indagini

Gli investigatori del Nucleo regionale di Tutela del Patrimonio Culturale, lo scorso anno hanno avviato nuove indagini. Come? Riannodando i fili di vecchie inchieste, spulciando tra gli atti processuali impolverati conservati negli archivi dei palazzi di giustizia calabresi e puntando fino alla Campania per tentare d’individuare i possibili autori dei furti. Un lavoro difficile rimasto purtroppo ancora senza effetti. Dopo tanto tempo è davvero complicato venire a capo di vicende del genere Una cosa è certa: la criminalità organizzata fu estranea alle blasfeme azioni criminali compiute a Bisignano e Paola. E la conferma arriva da potenti boss dell’epoca, come il capobastone di Cosenza, Franco Pino. «Dopo i furti» spiega don Gabrieli «è cambiato il modo di conservare i resti dei Santi, oggi sono molto più protetti che in passato».

Furto a Paola

Le reliquie di San Francesco, fondatore dell’Ordine dei Frati Minimi, vennero sottratte dal Santuario innalzato in riva al Mar Tirreno in sua memoria, nella notte tra il 2 e 3 ottobre 1983. I ladri, qualche giorno dopo, fecero ritrovare in un anonimo stabile della via Ostiense, a Roma, all’interno di una busta di plastica solo alcune delle cose trafugate: i denti, il saio, il Rosario e uno zoccolo di legno appartenuti al miracoloso servo di Dio. Il resto invece non è mai stato recuperato. Si tratta, in particolare, d’un busto argenteo, d’un Crocefisso e d’una lampada votiva. I carabinieri del generale Roberto Riccardi stanno facendo di tutto per rientrarne in possesso. Essendo i reati caduti in prescrizione, la loro restituzione da parte dei “ladri” non comporterebbe rischi dal punti di vista penale. Nessuno, tuttavia, si è fatto avanti. «Chiunque voglia e possa aiutarci» sottolinea don Enzo Gabrieli «può contattare l’Arcidiocesi o una qualsiasi parrocchia, anche in forma anonima».

Ladri pure a Bisignano

Le spoglie di Sant’Umile vennero invece rubate nella notte tra il 13 e il 14 marzo del 1977, dalla cripta che le conteneva posta all’interno del Santuario di Bisignano. Il religioso, dotato di carismi straordinari, morto il 26 novembre del 1637, venne proclamato Beato da Papa Leone XIII il 29 gennaio 1882. Mentre il pontefice più amato del Dopoguerra, Giovanni Paolo II, lo dichiarò Santo, in piazza San Pietro, il 19 maggio del 2002. Il 25 gennaio del 2012, a pochi mesi dal decennale della canonizzazione, uno sconosciuto si presentò al priore del santuario durante le confessioni e gli lasciò un pacco contenente delle ossa umane avvolte in un giornale pubblicato proprio nel 1977. Tutti pensarono che potesse finalmente trattarsi delle spoglie del Santo, restituite alla comunità dei fedeli da un ladro pentito. Ma non era così. Le ossa – si scoprì attraverso esami scientifici accurati – appartenevano a due uomini: uno vissuto tra il 1030 e il 1060 e, l’altro, tra il 1270 e il 1400. Non poteva dunque trattarsi delle spoglie di Umile da Bisignano, nato e vissuto molto tempo dopo. «Non abbiamo mai smesso di sperare di poterle un giorno recuperare» ribadisce don Gabrieli.

La lipsanoteca

E l’Arcidiocesi, guidata da monsignor Francescantonio Nolè, in occasione dei festeggiamenti per gli ottocento anni di vita della Cattedrale di Cosenza che fu inaugurata nel 1122 alla presenza dell’imperatore Federico II di Svevia, ha deciso di allestire una lipsanoteca all’interno della maestosa struttura religiosa. «L’abbiamo collocata nella cappella dedicata alla Madonna del Pilerio, patrona del capoluogo bruzio» precisa don Gabrieli «e custodisce le reliquie di tutti i Santi della Diocesi. I fedeli potranno ammirarle e fermarsi a pregare. Sarebbe bello che proprio approfittando di quest’occasione venissero restituiti i proventi dei furti sacrileghi compiuti nel secolo scorso a Bisignano e Paola». Un vecchio brocardo cristiano insegna che “per pentirsi c’è sempre tempo”. E lo sanno bene pure i più incalliti ladri.

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