Venerdì, 21 Settembre 2018
INCHIESTA

Cosenza, chiusi in
due mesi 50 negozi

di
negozi chiusi, Cosenza, Calabria, Archivio
negozi chiusi a cosenza

Ha le fauci d’un mostro preistorico la crisi che divora le attività commerciali come se fossero noccioline. Nel cosentino i negozi muoiono come se fosse esplosa un’epidemia di peste bubbonica: in questo primo trimestre la già esile economia provinciale ha salutato – secondo una stima, neanche tanto approssimativa, del vicepresidente della Confercenti, Massimo Esaltato – un buon dieci per cento di aziende e di questo passo non solo per lo shopping ma per acquistare qualsiasi cosa si dovrà emigrare chissà dove, visto che la contingenza riguarda tutta la nazione. Ed è preoccupante che non ci sia un antidoto, un benché minimo rimedio, per tamponare l’emorragia di attività commerciali. «Basta passeggiare su corso Mazzini –afferma Massimo Esaltato –per prendere atto di questo fenomeno di depressione che sta ingoiando posti di lavoro e generando un clima di povertà». Chiudono i negozi, gli imprenditori abbassano le saracinesche sopraffatti dalla crisi che ha affettato i guadagni a loro volta scarnificati dalle tasse. C’era un negozio di oggetti di design nel comprensorio di piazza dei Bruzi che era il regno di architetti estrosi e di arredatori trendy e –dice il proprietario –andava tutto bene. Le cose filavano liscio in quell’angolo di mondo (per non dir della città) dove l’estetica era la regola e non l’eccezione. Poi a un certo punto, tre anni fa, non si sa come di preciso, gli affari iniziarono a sfaldarsi come certi castelli di sabbia in riva al mare che vengono lambiti dal via vai delle onde. Alla fine non rimane nulla e si fanno i conti con le macerie, con quel che rimane. E quel che resta, altro non è che una saracinesca abbassata dopo la vendita promozionale che – nonostante i prezzi cosiddetti di realizzo – non è riuscita a svuotare completamente il locale. Hanno uno strano senso del pudore e dell’onore certi imprenditori, che non vogliono si faccia il loro nome ma raccontano la loro impresa con la lingua che s’inciampa come la fine di qualcosa che assomiglia al mondo. Il loro non è, come si potrebbe banalmente dire, un fallimento ma un’azione che ha un che di eroico come una capitolazione dopo una strenua resistenza davanti a un nemico che ha armi sempre più potenti ed efficaci. Certi imprenditori fanno venire in mente l’immagine dello studente davanti ai carriarmati in piazza Tienanmen. Secondo il vicepresidente della Confesercenti sono «circa cinquanta le attività chiuse o in via di chiusura su corso Mazzini». Colpa della crisi, si dirà. Ma la crisi ha tante facce, una fra tutte – quella più banale, evidenzia Massimo Esaltato – è rappresentata dai guadagni completamente azzerati. Poi ci sono le tasse (sotto l’egida di Equitalia) che –secondo il vicepresidente della Confesercenti – negli ultimi anni hanno superato gli incassi delle aziende. Sono troppe le tasse e all’orizzonte se ne profilano altre più aggressive. E infine, problema dei problemi, l’accesso al credito divenuto ancora più complesso per non dire impensabile, visto che – evidenzia Massimo Esaltato – la Banca d’Italia «nell’ultima delibera ha dato una stretta sulle garanzie dei fidi» il che ha lo stesso effetto di una ghigliottina nel periodo del Terrore in Francia, ovvero: molte teste di imprenditori cadranno e con loro andranno giù pure le saracinesche, i posti di lavoro, l’economia del territorio e infine e non ultimo il già flebile tessuto sociale.

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