Lunedì, 24 Settembre 2018
SANITÀ COSENTINA

Allarme della CGIL
case di cura al collasso

Case di cura private nel cosentino in ginocchio. L’ASP dice di aver messo quasi a regime gli accrediti, ma la maggior parte delle strutture arranca e non paga i dipendenti. C’è qualcosa che non va. Possibile che i managment non siano in grado di gestire le strutture e affrontare la crisi?. Di Certo a pagare sono i lavoratori. A lanciare l’allarme il segretario generale della Funzione Pubblica della CGIL,  Franca Sciolino, ed Eugenio Filice, responsabile per la stessa sigla sindacale della sanità privata, che chiedono che si trovi una strada per agevolare il pagamento diretto degli stipendi ai dipendenti delle varie strutture bypassando le cliniche. “Le cliniche – sostiene la CGIL -  incassano i soldi da Regione e Asp, stando alle notizie che arrivano dall’amministrazione Scopelliti e dagli uffici di viale Alimena, ma ai lavoratori continuano ad arrivare solo briciole”. E poi il lungo elenco delle criticità. Un rosario doloroso: a Villa Santo Stefano, Villa Silvia e Villa Torano, appartenenti allo stesso gruppo 12 mesi di arretrati salvo qualche acconto, aVilla Verde gli stipendi non vengono pagati da 11 mesi, alla Madonnina i lavoratori aspettano le 6 mensilità sei mesi a cavallo del 2011 e del 2012 e altre due del 2013.Per la Pasqua hanno ricevuto solo 400 euro. Critica la situazione anche a Madonna della Catena, qui l’arretrato è di 10 mensilità e incombe il taglio di 50 unità. Alla Quiete di Castiglione Cosentino il personale aspetta cinque mesi di stipendio, mentre a  Villa degli Oleandri  sono sette le mensilità arretrate. Lunedì in Prefettura si affronterà  il caso Santa Chiara di San Giovanni in Fiore dove i ritardi ammontano a cinque mesilità più tredicesima. Stessa situazione alla Misasi-San Bartolo. “Il quadro – sottolinea la CGIL - è preoccupante. La situazione generale è grave, i lavoratori sono sull'orlo di una crisi di nervi e peggio ancora a pochi metri dal precipizio. Occorre fare qualcosa, prima che sia troppo tardi”. 

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