Sabato, 22 Settembre 2018
COSENZA

Faceva la cresta
sui fondi destinati
ai colleghi

di
cresta, Cosenza, Calabria, Archivio

È stata una donna, la vedova d’un agente morto nel 2004, a denunciare un’altra donna, una poliziotta che si sarebbe appropriata in dieci anni di circa 45mila euro. Quattrini destinati al fondo di assistenza per il personale di polizia, ai figli di orfani e ai parenti di agenti malati cronici. Lei è l’assi - stente capo, Maria Regina Elia, 47 anni, in servizio alla Questura di Cosenza con funzioni di responsabile dell’Ufficio assistenza. Da ieri è rinchiusa nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere, per ordine del gip che ha accolto le richieste del capo dei pm cosentini, Dario Granieri e del suo sostituto Maria Francesca Cerchiara. L’agente è finita nei guai per peculato, falso e truffa. Accuse condensate nelle tredici pagine dell’ordinanza cautelare. Il caso è esploso il 27 novembre dello scorso anno quando la vedova, che è madre di due bambini rimasti senza padre, ha deciso di denunciare la poliziotta dopo aver scoperto d’essere stata raggirata per anni. La donna è salita nell’ufficio del questore Alfredo Anzalone e con gli occhi gonfi di pianto gli ha detto tutto. Ed è stato lo stesso capo della polizia a invitare la malcapitata a rivolgersi agl’investigatori della Mobile per accertare la verità. Tracciata la pista, i detective del commissario capo Antonio Miglietta hanno avviato l’indagine, cercando riscontri alle dettagliate dichiarazioni della vedova. E lo scenario al quale veniva saldamente inchiodata la trama è apparso subito torbido. Tante ombre nei comportamenti dell’assistente capo Elia, tanti sospetti sulle modalità di erogazione dei fondi ministeriali. La vedova avrebbe scoperto l’inganno quando la poliziotta, nell’anticiparle l’avvio della pratica, le aveva chiesto di poter usare il suo conto corrente per farsi accreditare anche i suoi soldi «perchè il mio bancomat è rotto». La donna, naturalmente, non avrebbe avuto problemi nel favorire l’ex collega di suo marito che ogni anno la contattava per l’erogazione del contributo. A ottobre i soldi vennero erogati, 3.600 euro. La Elia ne rivendicò mille, la vedova prelevò la somma richiesta e la consegnò alla poliziotta. La donna, però, s’insospettì quando ricevette la comunicazione ministeriale di avvenuto accredito della somma di 3.600 euro destinati esclusivamente alla sua famiglia. Nessun riferimento, invece, ai mille euro pretesi dall’assistente capo Maria Regina Elia. E così, la vedova decise di chiedere chiarimenti alla diretta interessata che avrebbe tentato di tranquillizzarla preannunciando una verifica interna. Ma la donna sentendo puzza di bruciato avrebbe indagato per conto suo, rivolgendosi direttamente al Ministero dell’Interno e scoprendo che negli ultimi due anni, il 2010 e il 2011, a fronte di una somma complessiva di 12mila euro erogata in favore dei suoi due figli ne avrebbe ricevuto dalla Elia solo 9.500. Il resto lo hanno fatto, però, i poliziotti della Mobile che avrebbero scoperto altri ipotetici ammanchi. In particolare, gli agenti hanno scoperto che la collega avrebbe fatto la “cresta” per dieci anni sui contributi ministeriali, mettendo le mani, complessivamente, su un “bottino” di 45.696 euro. Denaro sottratto ai bisogni di altri poliziotti come lei. Almeno dodici i casi provati di fondi “alleggeriti”. Soldi destinati a poliziotti ma nessuno di loro avrebbe mai sottoscritto una ricevuta, una pezza d’appoggio. Un quadro deprimente che è stato descritto al questore Anzalone. Ed è stato lo stesso capo della polizia a informare il procuratore Granieri. Il resto lo ha fatto il pm Cerchiara che ha annodato tutti i fili di questa inchiesta attorno all'indagata. E ieri sono stati i colleghi ad eseguire la misura. Quando li ha visti arrivare, Maria Regina Elia ha capito ed è scoppiata nel pianto della vergogna.

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