Giovedì, 20 Settembre 2018
FRODI FISCALI

Scoperta nella sibaritide
frode da 500 mln di euro

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facciolla eugenio

Se la crisi morde cittadini e imprese e chi si muove nell’alveo della legalità, non cosi per criminali e truffatori che riescono ad accumulare ingenti patrimoni mediante attività illecite, soprattutto le frodi. Qui colletti bianchi e faccendieri con complesse operazioni finanziarie, con società cartiere, con falsa documentazione introitano milioni e milioni di euro.  Un esempio eclatante la frode da ben 500 milioni di euro,  scoperta dalla guardia di Finanza nella sibaritide, scaturita nell’operazione “Cocktail” che stamani ha portato all’arresto ai domiciliari di cinque persone: Francesco Domenico Ungaro, considerato la mente, sfuggito all’arresto come pure risulta irreperibile Elena Zaccaro, e poi Achiropita Formoso, Domenico Pisano, Maurizio Pais, tutti amministrativi e contabili. Notificati otto obblighi di firma e dimora, tra cui al direttore di un noto istituto di credito nazionale,   denunciati i legali rappresentanti delle società, semplici prestanome, nullatenenti. Eseguito il sequestro per equivalente di beni mobili e immobili, 10 società, conto correnti e partecipazioni per oltre 13 milioni di euro. Come acclarato dalle indagini coordinate dalla procura Rossano, partite su una segnalazione dell’ufficio dogane della Calabria nel 2011 e portate a termine dalle fiamme gialle di Catanzaro e Cosenza, l’organizzazione, o meglio l’associazione a delinquere come definita dagli inquirenti, operativa tra Rossano e Corigliano, ma anche a Livorno e all’estero, in particolare nel Regno Unito e in Bulgaria, era riuscita a mettere in piedi un sofisticato sistema di società di diritto nazionale e internazionale collegate, alcune cartiere, ovvero dedite solo alla produzione di fatture false, altre come semplici contenitori di debiti fiscali. Attraverso questo sistema truffaldino guadagnava con le accise non versate, in particolare nella commercializzazione di bevande alcoliche di cui si occupava una delle società, operando in regime di concorrenza sleale considerato che poteva offrire prezzi molto più bassi dei concorrenti, ma anche nel credito di imposta e dall’omesso versamento dell’IVA. Il sodalizio,ben  strutturato con campi specialistici, è stato individuato dagli uomini del nucleo tributario mediante una serie di intercettazioni telefoniche e video, accertamenti bancari, perquisizioni e sequestri. Il procuratore di Rossano, Eugenio Facciolla, nel rimarcare la complessità dell'inchiesta e la diffusione sul territorio non solo della criminalità organizzata, ma anche di quella economica e comune, ha richiamato l'importanza del mantenimento del tribunale di Rossano, fondamentale presidio di legalità e contrasto. 

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