Lunedì, 24 Settembre 2018
RENDE (CS)

Relazione commissione accesso
massimo riserbo in prefettura

La relazione della commissione d’accesso al comune di Rende è protetta da una impenetrabile cortina di ferro. Nulla è trapelato dalla riunione del comitato per l’ordine e la sicurezza presieduto dal prefetto di Cosenza, Raffaele Cannizzaro,  a cui ha partecipato anche l’aggiunto della DDA di Catanzaro, Giovanni Bombardieri,   e che ha esaminato in maniera approfondita le conclusioni dei tre commissari  inviati nel novembre scorso dall’allora  Ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri. Bocche cucite, ma d’altronde vista la delicatezza della materia è giusto cosi. Il dossier da cui dipendono le sorti della città rendese sono nelle mani del  prefetto Cannizzaro che  ha 45 giorni di tempo  prima di inviare il tutto al nuovo responsabile del viminale, ovvero ad Angelino Alfano, il quale a sua volta ha tre mesi per valutare e decidere se sciogliere o meno il comune di rende, la procedura ricordiamo va conclusa entro 10 mesi dall’avvio. Alla base del provvedimento, ricordiamo, le presunte infiltrazioni mafiose paventate dall’inchiesta della DDA di Catanzaro che lo scorso anno ha portato all’arresto dell’ex sindaco Umberto Bernaudo e dell’ex assessore comunale Pietro Ruffolo, poi scarcerati e per i quali la Cassazione ha praticamente demolito  le ipotesi di concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione elettorale aggravata invocate invece dalla procura distrettuale. Inchiesta  che avrebbe acclarato la presenza di esponenti della criminalità organizzata nella società in house del comune “ Rende Servizi”. In questi mesi gli 007 del ministero ovvero i tre commissari prefettizi hanno passato al setaccio documenti, delibere, appalti, contratti del  municipio rendese,  hanno ascoltato dirigenti e funzionari. Quali siano le loro conclusioni non è dato saperlo, bisogna attendere le determinazioni prima del prefetto, poi del ministro Alfano. Di sicuro da mesi è una spada di Damocle sul comune di Rende, una vicenda che ha sollevato perplessità e dubbi, che ha innescato un acceso scontro politico tra maggioranza e opposizione, tra PD e PDL. Il sindaco Vittorio Cavalcanti che nel frattempo ha rassegnato le dimissioni, ha sempre escluso presunti condizionamenti mafiosi sull’attività dell’ente. Rende non è una isola felice, d’altronde non esistono isole felici da questo punto di vista, ha sempre sottolineato Cavalcanti, e siamo consapevoli che sul territorio c’è una preoccupante presenza criminale, ma posso escludere, per quanto mi riguarda,  che ci siano state infiltrazioni mafiose nell’ente. 

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