Mercoledì, 26 Settembre 2018
COSENZA

«Così il sangue
ha ucciso papà»

cesare ruffolo, sangue infetto, Cosenza, Calabria, Archivio

 Rosa e Nadia Ruffolo, le figlie di Cesare, il paziente morto all’“Annunziata” per una trasfusione sospetta, non hanno dubbi: «Le sue condizioni generali erano buone e nessuno potrà mai dire che papà sia deceduto per patologie diverse da quelle riconducibili ai germi patogeni trovati nella sacca. Ci batteremo fino alla morte per dimostrarlo». Le donne lamentano anche l’indifferenza delle istituzioni: «Nessuno è venuto a parlarci. Nessuno ha mai chiesto che faccia potessimo avere o chi fosse Cesare Ruffolo. Nessuno ha pensato nemmeno di farci le condoglianze». Intanto, le investigazioni sul sangue nero proseguono seguendo tracce di omissioni. Silenzi istituzionali che avrebbero impedito il risanamento del Centro trasfusionale dell’“Annunziata” dopo la spietata relazione della Commissione regionale per l’accreditamento. Punti segnalati anche dai detective del Nas in un dettagliato rapporto che è stato inviato al ministro Beatrice Lorenzin e alla Regione. La gestione della sanità è diventata l’arena dello scontro politico. Il Movimento 5 stelle sollecita l’immediata rimozione del Commissario ad acta della Sanità calabrese, Giuseppe Scopelliti, quindi l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta e l’invio di esperti dell’Istituto Superiore di Sanità nell’Ospedale di Cosenza.

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