Lunedì, 24 Settembre 2018
OPERATORI INFORMATICI

Paghi chi ha sbagliato
noi vinto 2 concorsi

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Adesso basta! Non abbiamo alcuna colpa e non vogliamo pagare ancora una volta per le responsabilità altrui! Forte il grido dei 33 vincitori di concorso per  operatori informatici che dopo aver superato per ben due volte il concorso pubblico, in maniera grottesca e surreale, se lo siano visto annullare ancora una volta  dal Tar di Reggio Calabria nonostante abbiano nel frattempo lavorato per tre anni nell’amministrazione regionale. Sono stanchi, delusi, ma pronti a difendere il posto di lavoro guadagnato, dicono, per ben due volte. Nella sentenza del Tar, sostengono, non si fa riferimento a presunte anomalie o responsabilità da parte dei candidati, ma vengono espresse censure su chi  ha organizzato e gestito la procedura concorsuale: Consiglio regionale della Calabria, Commissione d’esame e CNIPEC (società incaricata della gestione del concorso).   “Ci teniamo a precisare – scrivono gli operatori informatici -  che il giorno della riedizione della prova pratica siamo stati scortati ad ogni singolo movimento dalle guardie giurate, siamo stati convocati 3 persone alla volta nella stanza in cui si è svolto l’esame in modo del tutto casuale dai funzionari della polizia postale, abbiamo svolto la prova nell’assoluto anonimato utilizzando il barcode, sotto l’attenta sorveglianza dei membri della commissione e degli ufficiali di pubblica sicurezza a garanzia della assoluta trasparenza, correttezza e validità delle operazioni concorsuali. Anche nel verbale della Polizia Postale è riportato che, “per tutta la durata dello svolgimento del concorso, la valutazione degli elaborati e la conseguente compilazione della graduatoria di merito, gli ufficiali di p.g. non hanno rilevato irregolarità. Questo è un incubo che dura da 3 anni e che ci ha stremato dal punto di vista fisico, psicologico, morale ed economico. Quante volte dobbiamo rifare la prova per la legittimità del nostro posto di lavoro? Chi paga per le continue sospensioni dal servizio? Chi paga la nostra disperazione?

 

 

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