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MOBILITÀ SANITARIA

Indagine Demoskopika
Calabria in 5 anni
spesi 1,8 miliardi

Si riducono i ricoveri fuori regione del 12,4% rispetto al 2009. Giro d’affari complessivo per 1,8 miliardi di euro, ben 460 milioni spesi dalle famiglie per l’assistenza extra-regione dei pazienti ricoverati. A tanto ammonta il costo della mobilità che coinvolge ogni anno circa 60 mila cittadini calabresi che "emigrano" in altre aree per farsi curare. Quattro le regioni più gettonate: Lazio, Lombardia, Sicilia ed Emilia Romagna. Mobilità in entrata per circa 40 mila persone con un credito di oltre 136 milioni di euro. è quanto emerge da uno studio sulla mobilità sanitaria in Calabria. realizzato dall’Istituto Demoskopika che ha analizzato il quinquennio che va dal 2009 al 2013.  «Nel quinquennio analizzato – dichiara l’economista e autore dello studio, Raffaele Rio – circa il 20% dei ricoveri è avvenuto fuori dalla Calabria ma a spese della Regione. Accanto alla mobilità motivata da ragioni strettamente sanitarie esiste una migrazione correlata ad altri fattori, quali, primi fra tutti, la carenza di servizi essenziali o la sfiducia verso quelli esistenti. Non vanno trascurate, nemmeno, le motivazioni di carattere prettamente soggettivo, come, per esempio, ragioni di tipo familiare, o di localizzazione del comune di residenza. Ad ogni modo - continua Raffaele Rio - ciò ha comportato e comporta enormi disagi per ciascun calabrese costretto a recarsi in un’altra regione per ricevere una prestazione sanitaria e per le famiglie chiamate ad assistere il loro congiunto. Un costo sociale certificato da una saldo a debito per la Calabria che, soltanto per i ricoveri, non è mai sceso mediamente sotto i 240 milioni di euro dal 2009 al 2013. Il sistema sanitario calabrese – conclude Raffaele Rio – anche attraverso la messa in campo di mirati atti da parte delle aziende sanitarie, dovrebbe concentrare l’attenzione sui settori che mostrano maggiore mobilità passiva per realizzare, da un lato,  un'attrattività dalle regioni limitrofe e ridurre, dall’altro, il rilevante tasso».Si riducono i ricoveri fuori regione del 12,4% rispetto al 2009. Giro d’affari complessivo per 1,8 miliardi di euro, ben 460 milioni spesi dalle famiglie per l’assistenza extra-regione dei pazienti ricoverati. A tanto ammonta il costo della mobilità che coinvolge ogni anno circa 60 mila cittadini calabresi che "emigrano" in altre aree per farsi curare. Quattro le regioni più gettonate: Lazio, Lombardia, Sicilia ed Emilia Romagna. Mobilità in entrata per circa 40 mila persone con un credito di oltre 136 milioni di euro. è quanto emerge da uno studio sulla mobilità sanitaria in Calabria. realizzato dall’Istituto Demoskopika che ha analizzato il quinquennio che va dal 2009 al 2013. Nel dettaglio la Calabria, dal 2009 al 2013, ha sostenuto costi per mobilità passiva pari a 1.352 milioni di euro. Ha realizzato poco più di 136 milioni di euro di ricavi per mobilità attiva con un saldo complessivo della mobilità  negativo pari a 1.216 milioni di euro. A questo va aggiunto il costo sociale anche dei familiari dei pazienti calabresi “emigrati” in un’altra regione per curarsi: l’Istituto Demoskopika ha stimato il disagio economico delle famiglie calabresi in oltre 6 milioni di notti per una spesa di circa 460 milioni di euro.  «Nel quinquennio analizzato – dichiara l’economista e autore dello studio, Raffaele Rio – circa il 20% dei ricoveri è avvenuto fuori dalla Calabria ma a spese della Regione. Accanto alla mobilità motivata da ragioni strettamente sanitarie esiste una migrazione correlata ad altri fattori, quali, primi fra tutti, la carenza di servizi essenziali o la sfiducia verso quelli esistenti. Non vanno trascurate, nemmeno, le motivazioni di carattere prettamente soggettivo, come, per esempio, ragioni di tipo familiare, o di localizzazione del comune di residenza. Ad ogni modo - continua Raffaele Rio - ciò ha comportato e comporta enormi disagi per ciascun calabrese costretto a recarsi in un’altra regione per ricevere una prestazione sanitaria e per le famiglie chiamate ad assistere il loro congiunto. Un costo sociale certificato da una saldo a debito per la Calabria che, soltanto per i ricoveri, non è mai sceso mediamente sotto i 240 milioni di euro dal 2009 al 2013. Il sistema sanitario calabrese – conclude Raffaele Rio – anche attraverso la messa in campo di mirati atti da parte delle aziende sanitarie, dovrebbe concentrare l’attenzione sui settori che mostrano maggiore mobilità passiva per realizzare, da un lato,  un'attrattività dalle regioni limitrofe e ridurre, dall’altro, il rilevante tasso».

 

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