Sabato, 25 Maggio 2019
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COSENZA

Riaccompagnata dopo la festa, universitaria stuprata dall’amico

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Identificato lo stupratore / LEGGI LA NOTIZIA

 C’è una trama torbida che risale dal drammatico racconto di una studentessa fuori sede dell’Unical. Il giorno dopo, la ragazza parla a fatica e rimette in fila i ricordi ancora un po’ confusi. A venticinque anni, Anna (il nome, naturalmente, non è quello vero, ndr) non immaginava certo che l’inferno potesse nascondersi in fondo a una notte buia e fredda. Una notte di festa, tra universitari, in un appartamento di Rende. Qualche ora di baldoria per dimenticarsi di libri e di appunti, e rendere meno difficile la vita di studente lontano da casa. Una serata come tante. Ma la storia di Anna è finita con uno stupro. Ora, lei è provata, disperata, ancora sotto choc, stordita dall’aria che, a un certo punto, non respirava più. Sul suo corpo, segnato dall’aggressione, i medici dell’“An - nunziata” hanno riscontrato le prove della violenza sessuale. La giovane donna bisbiglia poche frasi ai carabinieri del Nucleo operativo di Rende prima che la sua voce sparisca, soffocata dai singhiozzi. Soffre da domenica notte, dentro e fuori. Piange ripensando all’angoscia di quegli istanti. I suoi incubi si concentrano tutti negli interstizi di una domenica notte, una domenica d’inferno, la prima di febbraio. «Gli dicevo, ti prego, smettila, non farmi del male. E lui, niente...». Davanti al tenente Giovan Battista Marino, Anna ha rivissuto le scansioni dell’aggressione subita nell’androne del palazzo dove vive, a Rende, da quel giovane che l’aveva accompagnata. La festa era finita tardi e il gelo aveva spinto Anna ad accettare un passaggio da uno che conosceva appena. «Era un giovane, sembrava un volto tranquillo. Mi ha chiesto con garbo se poteva accompagnarmi in auto fino a casa. Lo conoscevo solo di vista ma mi sono fidata». Arrivati a casa, Anna sarebbe scesa dall’auto e lui l’avrebbe seguita fino al portone con l’accortezza di un cavaliere premuroso. Una volta dentro, però, quel giovane galante si sarebbe trasformato in un demone violento e implacabile. E dopo averla afferrata dalle spalle, le avrebbe strappato con violenza i vestiti e si sarebbe preso il suo corpo. La studentessa avrebbe voluto chiedere aiuto ma la paura le avrebbe impedito di farlo. Le urla sarebbero rimaste soffocate in gola. A un certo punto, gli occhi del “mostro” si sarebbero incrociati con quelli della sua “preda” ormai sfinita. E lui avrebbe deciso di “liberarla” e sarebbe sparito a bordo della sua auto, nel buio di quella domenica notte, col cielo nero e il gelo che riempiva le strade. La ragazza ha presentato una denuncia articolata e sul caso il capo dei pm Dario Granieri ha aperto un’inchiesta. 

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