Lunedì, 16 Settembre 2019
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COSENZA

Incendio Green Village
solidarietà Confindustria

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foto gazzetta del Sud

L'incendio doloso che ha distrutto una grande parte del Green Village, centro turistico d'eccellenza di Sibari, preoccupa ed indigna i vertici di Confindustria Cosenza.  «A qualche centinaio di metri dal luogo dove sono divampate le fiamme l'altra notte - dichiara il presidente degli industriali cosentini e calabresi Natale Mazzuca - poco meno di un anno il Sommo Pontefice pronunciò parole forti contro la mafia ed il sistema criminoso. L’increscioso accadimento ci preoccupa, quindi, ancora di più e rimette in primo piano l'urgenza di affrontare le problematiche legate alla presenza sul territorio della malavita organizzata ed alle ingerenze pesanti esercitate in particolar modo nei confronti delle attività economiche e dei rappresentanti delle istituzioni, di cui quotidianamente leggiamo le intimidazioni subite». 
Nell'esprimere piena solidarietà alla proprietà ed ai lavoratori del villaggio per il sopruso ed il danno subito, il Presidente Mazzuca sottolinea che «il fatto, già gravissimo in sé, lo diventa ancora più perché si registra a poche settimane dall'apertura della nuova stagione turistica. Pensare alle gravissime ripercussioni che si determineranno per i titolari e per le centinaia di maestranze impegnate nell'attività turistica lascia l'amaro in bocca, soprattutto considerata la scarsità di posti di lavori che si contano alle nostre latitudini. Una ulteriore ragione perché l'indignazione diventi corale ed assoluta!». 
Per i dirigenti di Confindustria Cosenza la strada da percorrere è quella dell'affermazione della cultura della sicurezza e della legalità, in tutti i territori, coinvolgendo tutti i cittadini, le categorie produttive, le organizzazioni sindacali, il terzo settore, il mondo della scuola, della ricerca e della formazione. 
«E' un problema che riguarda il Paese - conclude il presidente di Confindustria Cosenza ed Unindustria Calabria, Natale Mazzuca - e  la Calabria in particolare. Non riusciremo a crescere e svilupparci se avremo intorno al collo il cappio stretto della cultura criminosa che uccide quello che di buono si cerca di costruire, con fatica, impegno, sforzi personali e collettivi». 

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