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Minacce di morte all’icona del social-reality

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Minacce di morte all’icona del social-reality

Che strana la vita ai tempi dei social. Una vita che si consuma con i polpastrelli schiacciati perennemente sulla tastiera dello smartphone o del tablet, alla ricerca di amicizie, di pareri, di consensi. Dall’alba al tramonto l’esplorazione si muove lungo le coordinate dei network più seguiti del momento. Scenari che mutano velocemente perchè nella grammatica sensoriale si insinuano di volta in volta nuove mode e modelli d’una società che appare sempre meno lucida, più ancorata agli umori dei followers che ai problemi veri. In mezzo a questa gigantesca macchia social che riempie le maglie del web spuntano spesso insidie, sottovalutate dagli streamer, ma che sono all’origine di piccoli e grandi guai per chi cerca esclusivamente l’interazione virtuale e finisce per scoprirsi in mezzo ai guai. Come è accaduto a una giovane donna di Cosenza che da qualche mese spopola su una delle ultime invenzioni della rete, un social-reality che si genera scaricando un’app, indifferentemente, dallo store di IOS o da quello di Android. Ma attenzione: è un social che, a differenza degli altri, permette di guadagnare denari. Mostrando pezzi della propria vita ai followers (che sono i seguaci) si ricevono in cambio bitcoin (la moneta virtuale). Da mesi era lì, davanti alla webcam, a farsi riprendere, ben vestita e ben truccata, mentre puliva in casa, cucinava, parlava al telefono, pensava ad alta voce. Una vita senza più schermi, senza più lucchetti della privacy. Una esistenza a disposizione di oltre quattromila persone che l’avevano nei contatti. Ogni azione scandita da un “like”, un “mi piace”, da pensieri scritti all'impazzata, quasi fosse indispensabile l’opinione del pubblico “in sala” per andare avanti. Così Maria (il nome è di fantasia, ovviamente) ha vissuto per mesi dentro casa, la sua casa. Così si era mostrata al pubblico, il suo pubblico. Ed era diventata una star, tra le più “cliccate” del momento. Un’icona che si “esibiva” nella sua quotidianità davanti a un tripudio di gente pronta a schiacciare il tasto giusto delle emoticon (le faccine) per esprimere lo stato d’animo, l’approvazione o la disapprovazione, il gradimento o il disgusto. Una specie di “Grande fratello” nel quale tutti possono essere al tempo stesso protagonisti e spettatori. E Maria aveva cominciato a provare quasi per gioco. Poi, quel gioco è diventato un lavoro perchè con il numero dei seguaci era cresciuto anche il guadagno. Però, in quel suo mondo luccicante, a un certo punto, ha fatto irruzione un folle, uno che le ha promesso di ammazzarla. Le minacce di morte si sono moltiplicate negli ultimi tempi e Maria ha deciso di rivolgersi alla polizia postale. I detective del sostituto commissario Tiziana Scarpelli hanno avviato le indagini per risalire all’identità del persecutore. È stato il questore Luigi Liguori, in persona, a scatenare la caccia all’uomo nell’etere impegnando le migliori risorse attualmente a disposizione della polizia.

Gli “007” delle comunicazioni hanno appena risolto un altro caso legato agli effetti collaterali delle nuove tecnologie, all’uso distorto di uno strumento intelligente nato per migliorare la qualità della vita e che ora rischia di fare a pezzi tante vite, soprattutto, quelle dei più fragili, dei bambini che giocano in rete spesso senza conoscere bene la posta in palio. E il gioco, in molti casi, si conclude in modo inatteso, tra scandali e vergogna amplificati spesso dai social. La storia riguarda due sorelline, appena adolescenti. Due bambine finite nella morsa del branco dei cyberbulli costrette a fotografarsi nude e a inviare alla chat quelle immagini attraverso l’applicazione di messaggistica istantanea più usata nel mondo. Persino alla festa di compleanno della nonna sarebbero state costrette ad andare in bagno e fotografarsi i seni appena sbocciati. Alla fine, i genitori delle bimbe avrebbero scoperto il ricatto e presentato la denuncia ai detective delle comunicazioni che hanno individuato il “branco”, composto dagli amici delle due ragazzine.

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