Giovedì, 26 Gennaio 2023
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DUE ARRESTI

Cosenza, rapinatori incastrati dal dna

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Cosenza, rapinatori incastrati dal dna

Bisognerebbe partire dal furto di una borsa, avvenuto la sera del 2 gennaio, a Roges di Rende, per dare una sequenza logica alla scia dei reati commessi, nel giro di appena venti giorni, dai fratelli Senibaldo Vincenzo e Francesco De Grandis, di 29 e 25 anni, arrestati, ieri mattina, dai carabinieri della Compagnia cittadina, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal giudice delle indagini preliminare Giusy Ferrucci su richiesta del capo della Procura, Mario Spagnuolo, l’aggiunto Marisa Manzini e il sostituto Antonio Bruno Tridico. L’ordinanza eseguita dai militari dell’Arma – coordinati dal Comandante provinciale, il colonnello Fabio Ottaviani e dal comandante della Compagnia cittadina, il capitano Jacopo Passaquieti – comprende anche le misure cautelari dell’obbligo di dimora nei confronti di Gaia De Grandis, di 27 anni (sorella dei due uomini finiti in carcere), e del magrebino Hassan El Karmouchi, di 24 anni.

Tutto iniziò, quindi, col furto d’una borsa per concludersi, almeno idealmente, con la rapina, avvenuta la mattina del 3 gennaio, nel negozio Stroili oro in corso Mazzini. I due episodi – non i soli, ovviamente – avvenuti uno dietro l’altro, rappresentano i punti cardine, la pietra miliare, del percorso investigativo. Quando prese la borsa poggiata sul sedile del passeggero di un’auto parcheggiata in via Kennedy a Roges, la sera del 2 gennaio, credeva d’aver fatto un lavoretto pulito Senibaldo Vincenzo De Grandis detto Vinny. Invece il suo viso non era passato inosservato ad alcune persone presenti al momento del fatto, così come a due testimoni non è sfuggito il numero di targa dell’auto sulla quale, a poca distanza del luogo del furto, l’uomo è salito per scappare via. Poi venne il resto. Poi vennero le tracce di sangue lasciate sulla vetrina dell’oreficeria assaltata insieme al fratello Francesco la mattina successiva. Entrambi, nei giorni seguenti, si resero protagonisti, poi, di altre scorribande: ma sono stati il furto e la rapina a far accendere i riflettori della giustizia sulle loro esistenze. In particolare l’assalto alla gioielleria, per via delle tracce di sangue. Un elemento essenziale quest’ultimo per ricavare il Dna, la prova regina.

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