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Decine di cerimonie funebri pagate in...nero

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Decine di cerimonie funebri pagate in...nero

Ai funerali il nero è d’obbligo. Una consuetudine presa forse troppo alla lettera da una impresa funebre dell’Alto Tirreno cosentino. Secondo una indagine della guardia di finanza di Scalea, infatti, l’impresa, dal 2012 ad oggi, avrebbe percepito e mai dichiarato compensi per 400mila euro, con conseguente evasione delle imposte dovute all’erario per oltre 100mila euro.

I funerali “in nero” sono stati svolti in particolare nel triangolo di comuni dell'Alto Tirreno cosentino formato da Scalea, Santa Maria del Cedro e Verbicaro. Nell’area in questione, come è stato riferito dagli investigatori, la ditta offriva ai suoi clienti “servizi funerari in regime quasi monopolistico”. Il business del “caro estinto” era insomma nelle mani di questa azienda molto conosciuto sul territorio.

L’indagine condotta della tenenza di Scalea, comandata dal tenente Luigi Magliulo, è partita per accertare il reale volume di affari dell’impresa. I controlli sono scattati a febbraio e hanno prodotto rilevanti frutti alla fine dell’estate appena conclusasi.

In circa 6 mesi di indagini sono stati passati al setaccio documenti relativi a cinque anni di lavoro dell’impresa, che è risultata aver costantemente evaso il fisco. A carico dei responsabili, gli investigatori hanno accertato illeciti contributivi, amministrativi e persino sanitari.

Soprattutto “servizi funebri in nero”, per i quali non sarebbe stata mai presentata alcuna dichiarazione fiscale. Secondo le risultanze delle investigazioni la ditta semplicemente non fatturava i propri servizi ai clienti. Di fondamentale importanza sono risultati i registri dei decessi tenuti per legge dagli uffici anagrafe dei comuni. I libri, infatti, oltre a tutti i dati anagrafici delle persone decedute devono anche riportare il nominativo della ditta che si è occupata delle esequie.

Le fiamme gialle hanno dunque provato ad incrociare i dati ottenuti nei municipi con la documentazione richiesta alla ditta. Ma l’impresa funebre non sarebbe stata in grado di produrre le relative fatture.

I pagamenti venivano saldati in contanti da parte dei clienti, in modo da non lasciare nessuna traccia. Probabilmente, in questo, si faceva anche leva sul comprensibile momento di difficoltà in cui può trovarsi una persona colpita da un lutto. Richiedere la fattura, in quei casi, può davvero essere l’ultimo dei pensieri per chi sta accompagnando un caro nel suo ultimo momento terreno.

I responsabili dell’impresa funebre sono stati quindi segnalati amministrativamente all’Agenzia delle entrate, a cui ora spetta il compito di emettere il verbale di accertamento.

La guardia di finanza, infine, nel corso dei controlli svolti nella sede della società avrebbe anche verificato violazioni amministrative e sanitarie che riguarderebbero, in particolare, la corretta tenuta dei carri funebri e di alcuni locali aziendali, come nel caso dell’autorimessa. Anche per questi fatti, i finanzieri hanno provveduto a contestare le previste sanzioni ai respo

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