Sabato, 04 Luglio 2020
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COSENZA

È fuggito a Napoli subito dopo l’omicidio

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È fuggito a Napoli subito dopo l’omicidio

Dietro le sbarre. Ha trascorso la sua prima notte in carcere Francesco Schiattarelli, il 19enne di Napoli, accusato di aver ucciso Francesco Augieri, 23 anni, cosentino accoltellato lo scorso 22 agosto all’alba in una piazzetta di Diamante. Il 19enne indagato, residente nel Rione Sanità del capoluogo partenopeo, si trovava in vacanza assieme alla sua famiglia nella cittadina dell’Alto Tirreno cosentino. Da quella tragica giornata del 22 agosto, i carabinieri della Compagnia di Scalea, coordinati dalla Procura della Repubblica di Paola, hanno lavorato intensamente per individuare il responsabile dell’omicidio dello studente universitario e del ferimento di un 28enne napoletano. Nei confronti di Schiattarelli la Procura di Paola ha emesso un provvedimento di indiziato di delitto a firma del procuratore capo Pierpaolo Bruni e del sostituto procuratore, Maria Francesca Cerchiara.

Così nel pomeriggio di domenica, il 19enne alle 15 ha deciso di costituirsi nel carcere di Napoli Secondigliano, accompagnato dai suoi difensori, gli avvocati Francesco Paone e Giorgio Pace.

I legali sono rimasti con il ragazzo per diverse ore in attesa dei carabinieri della Compagnia di Scalea, guidati dal capitano Daniele Nardone, che dovevano notificargli il provvedimento. Ai difensori il giovane sospettato - che ha avuto in passato qualche piccolo precedente per furto - è sembrato visibilmente provato.

L’avvocato Paone non l’ha incontrato nella giornata di ieri, ma lo vedrà questa mattina per l’interrogatorio davanti al Gip e l’eventuale convalida del fermo. Il giorno in cui lo hanno accompagnato in carcere, ai legali il ragazzo avrebbe raccontato che dopo la rissa di mercoledì scorso, sconvolto da quanto accaduto e sentendosi additato come responsabile, braccato da tutti ha deciso di tornare nella sua città. Ma, appena è venuto a conoscenza di un provvedimento di fermo nei suoi confronti ha deciso di costituirsi per chiarire la propria posizione. Il 19enne racconterà solo al gip quello che è accaduto quella tragica notte dopo le 4 del mattino.

Sabato scorso si è svolta l’autopsia sul corpo di Ciccio, come tutti chiamavano Francesco Augieri e da un primo esame esterno è emerso che il ragazzo è stato ferito da più coltellate, alla spalla, al torace e all’addome. Ma quella mortale sarebbe stata la coltellata ricevuta nella parte alta del corpo.

Le attività di ricerca sono avvenute anche con il supporto dei militari della Compagnia di Napoli Stella, nel corso delle quali sono state eseguite numerose perquisizioni domiciliari a carico dei parenti e amici del ragazzo. Il diciannovenne presenta delle ferite al volto che dimostrerebbero il suo pieno coinvolgimento nella lite. Una rissa che sarebbe scoppiata per per futili motivi nei vicoli del centro storico di Diamante. Secondo una prima ricostruzione della vicenda, poco prima dell’alba di mercoledì, il 28enne di origini campane - rimasto ferito nella rissa a causa di una coltellata alla gamba e al polpaccio - mentre passeggiava per il centro storico della cittadina tirrenica, avrebbe avuto un primo diverbio con il gruppo di ragazzi capeggiato dal giovane fermato, causato da quella che sembrerebbe una spinta involontaria e che nel gergo giovanile viene chiamata “spalletta”. Il giovane quindi, raggiunto Augieri, avrebbe avuto pochi minuti più tardi un’ulteriore discussione ancora più accesa con lo stesso gruppo nei pressi della “Piazzetta Padre Pio”. Dalle parole i giovani sono passati repentinamente alle vie di fatto, venendo alle mani; e proprio in quei momenti il 19enne avrebbe estratto un coltello, ferendo mortalmente Francesco Augieri e in modo non grave il 28enne. Da chiarire, ancora, il reale motivo della rissa e da chi sarebbe stata provocata.

Ma il lavoro degli inquirenti, d’intesa con la Procura di Paola, prosegue per definire con precisione i ruoli degli altri giovani che avrebbero partecipato alla rissa. Si attende, quindi, l’interrogatorio del ragazzo fermato che potrebbe fornire un elemento utile alle indagini anche alla luce di altre testimonianze rese sia dal napoletano ferito che da altre persone ascoltate dai carabinieri.

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