Venerdì, 18 Gennaio 2019
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SQUADRA MOBILE

Giro di prostituzione in decine di appartamenti a Rende, in quattro ai domiciliari

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Quattro arresti e tre misure dell'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. I provvedimenti cautelari sono stati disposti dal gip di Cosenza, Giuseppe Greco, ed eseguiti dagli investigatori della squadra mobile, diretti dal vicequestore Fabio Catalano, con il supporto del Reparto Prevenzione Crimine “Calabria Settentrionale”. Le persone sottoposte a misura sono italiani, ecuadoregni e romeni.

Le indagini, coordinate dal procuratore Mario Spagnolo e dal pm Domenico Frascino, hanno ricostruito un giro di prostituzione allestito in una decina di appartamenti di Rende in cui vendevano il corpo ragazze sudamericane e romene.

Le "lucciole" venivano contattate su siti internet e ricevevano in media quindici clienti al giorno. All'organizzazione che metteva a disposizione gli appartamenti e assicurava la sicurezza dovevano essere versati parte degli introiti.

Ai domiciliari sono finiti A.L., di anni 52, di Zumpano; A.A.S.P.,di anni 43, cittadina brasiliana, residente a Montalto Uffugo; D.B., di anni 42, di Rende; F.C., di anni 45, di Montalto Uffugo;
mentre l'obbligo di presentazione è scattato per J.E.H.H., di anni 42, cittadina ecuadoregna, domiciliata a Rende; I.G., di anni 25, cittadino rumeno; D.N.T., di anni 26, cittadino rumeno.

Le prestazioni sessuali venivano pubblicizzati su siti web: le fotografie ed i testi contenuti negli annunci risultano essere espliciti poiché i protagonisti mettono in evidenza i corpi nudi e soprattutto le parti intime. L'inserzionista durante il contatto telefonico indica all’interlocutore il posto dove raggiungerlo, che nell’annuncio è solo genericamente indicato, ed il costo della prestazione può variare a seconda delle esigenze del cliente. Il luogo corrisponde solitamente ad un appartamento nel quale esercitano uno o più soggetti. Tali modalità organizzative hanno comportato il proliferare di figure che compiono un’attività che può essere definita “servente” e che ha come scopo quello di agevolare la buona riuscita degli incontri tra clienti e prostitute. Di contro i favoreggiatori traggono un cospicuo vantaggio economico.

L’attività più remunerativa e più importante è sicuramente quella di reperire le abitazioni in cui ospitare gli individui dediti alla prostituzione. I proprietari degli alloggi, com’è stato riscontrato in questa indagine, non sempre sono a conoscenza di ciò che avviene all’interno di quelle mura e questo è dovuto al fatto che i locatori abitano a diversi chilometri di distanza dal luogo in cui, per investimento finanziario, hanno deciso di acquistare gli immobili. In alcuni casi, per gli appartamenti dati in locazione vi è un regolare contratto di affitto registrato presso l’Agenzia delle Entrate, talvolta da parte dell’agenzia immobiliare che ne ha curato la stipula ovvero direttamente dal padrone dell’appartamento. Gli “affittuari ufficiali”, invece, sono dei prestanome quasi sempre di nazionalità extracomunitaria, anche loro dediti al commercio sessuale che generalmente si spostano con cadenza settimanale di città in città. Le strutture abitative sono ad uso di donne che chiedono di “lavorare” per un determinato periodo in quella precisa località pagando la somma procapite di 50 euro al giorno a colui che gestisce tali dimore.

La complessa attività investigativa, svolta con presidi tecnici (intercettazioni telefoniche e attività di videosorveglianza), e le fonti di prova acquisite, hanno evidenziato la gravità indiziaria in ordine alla ipotesi di reato di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione.

Le indagini hanno dimostrato che (a partire dal luglio 2015) gli indagati favorivano e sfruttavano, anche in tempi diversi, numerose persone dedite alla prostituzione prevalentemente di origine straniera (perlopiù sudamericana o rumena), attraverso la sistematica collocazione in appartamenti a Rende nelle disponibilità degli indagati.

Uno dei soggetti destinatari di misura cautelare – secondo le indagini – fungeva, dietro compenso, da “tassista tuttofare” delle prostitute, accompagnandole e fornendo loro oggetti necessari alla consumazione dei rapporti sessuali a pagamento. Una donna, oltre ad esercitare, si adoperava attivamente a reclutare altre donne da avviare alla prostituzione. Sempre secondo le indagini, nell’ottobre 2017 altri indagati favorivano la prostituzione di donne rumene alla quale un altro indagato aveva locato un appartamento ubicato in Rende.

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