Sabato, 07 Dicembre 2019
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INCIVILTA'

L'odissea di una disabile a Schiavonea: «Vacanza da incubo»

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Una passeggiata sul lungomare di Schiavonea per un disabile? Un'impresa praticamente impossibile. La storia che stiamo per raccontarvi non è frutto di fantasia, ma la triste realtà vissuta da un marito che si rivolge, attraverso una lettera, direttamente al sindaco, chiedendo se voglia in qualche modo intervenire per ripristinare i luoghi deputati a far si che chi è costretto in carrozzina o comunque colpito da una disabilità possa comunque fruire di spazi pubblici.

Tre anni fa, durante una vacanza a Rossano in località Pirro Malena, una giovane donna è stata colpita da una malattia rara gravissima (Norse-New Onset Refractory Status Epilecticus). Dopo pochi giorni di ricovero in strutture della zona è emersa in modo evidente l'inadeguatezza a gestire una situazione così complessa ed il marito, pertanto, ha dovuto trasferirla d'urgenza in strutture del settentrione riuscendo con tenacia e dedizione a salvarle la vita.

«Dopo 3 anni sono ritornato nuovamente con mia moglie a Rossano, suo paese d'origine. Siamo ritornati a Pirro Malena, dove fino a 3 anni fa avevamo vissuto, insieme con le nostre bambine, spensierati periodi di vacanza con le nostre lunghe passeggiate sul lungomare che va da Pirro Malena a Schiavonea. Questa volta, però, mia moglie è su una sedia a rotelle, tetraplegica e neurolesa a causa della sua malattia. L'obiettivo di questo mio ritorno era quello di fornirle stimoli emozionali e cognitivi per riattivare quello che è rimasto di un encefalo fortemente danneggiato».

Ma rifacendo quella passeggiata, stavolta in carrozzina, lo scenario era ben diverso. «Mi sono scontrato con calcinacci scaricati sui marciapiedi in prossimità delle rampe per disabili. Macchine parcheggiate davanti alle rampe per disabili o, addirittura, sui marciapiedi. Fino poi ad arrivare alla pista del lungomare, completamente ricoperta di sabbia e non percorribile con la sedia a rotelle, ma forse nemmeno a piedi».

Grande l'amarezza e la delusione. «Il livello di civiltà di una comunità credo si misuri anche dall'attenzione al prossimo e a chi è meno fortunato. Purtroppo non posso dire di aver trovato questo forma di attenzione e di rispetto in questa zona del suo Comune. Spero voglia considerare possibili azioni d'intervento al fine di darmi la possibilità di raggiungere il mio obiettivo. Non ci costringa a scappare nuovamente!».

© Riproduzione riservata

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