Giovedì, 09 Luglio 2020
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COSENZA

Fratellini picchiati, umiliati e minacciati a Castrovillari: condannati madre e patrigno

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Minori picchiati, minacciati e costretti a mangiare entro un tempo stabilito altrimenti erano altre violenze. Per questo motivo sono finiti alla sbarra una “madre” e il suo compagno che nel periodo della loro convivenza hanno maltrattato i figli minori di lei sottoponendoli a ripetuti atti di violenza fisica e psicologica, al punto da costringerli, in più occasioni, a rifugiarsi dai loro parenti nonché a chiedere l’aiuto del padre.

Il GUP del Tribunale di Castrovillari, ha condannato i due imputati per tutti i reati che erano loro contestati condannando la madre alla pena di 2 anni e 4 mesi di reclusione e il convivente della madre alla pena di 2 anni e mesi 6 di reclusione. La condanna dei due era stata chiesta sia dal pubblico ministero che dalle parti civili rappresentate dagli Avvocati Francesco Nicoletti, Maria Teresa Zagarese e Giusy Acri, procuratori speciali delle parti civili.

Secondo quanto sostenuto dall’accusa i due avrebbero sottoposto i minori a continui atti di violenza psicologica e fisica colpendoli con calci, pugni e schiaffi . Spesso lanciandogli contro anche degli oggetti. Agghiacciante l’episodio in cui a causa della lentezza nel consumare i pasti, l’uomo avrebbe spinto la testa di uno dei minori nel piatto, arrivando a cronometrare il tempo impiegato e ad imporre di finire di mangiare entro un certo lasso di tempo oltre il quale avrebbe impedito l’incontro con il padre o sarebbe scattata una punizione.

Solo per aver piegato male degli indumenti, un minore è stato colpito con il lancio di un comodino e, in un altro episodio, all’età di 8 anni, per aver lavato male i piatti, è stato colpito ad un braccio dal lancio di un tagliere. In tale circostanza la madre, presente, non fece nulla. In un ulteriore episodio, mentre si trovavano a tavola, non condividendo le modalità con cui stava sbucciando una mela, l’uomo lanciò un coltello ferendo uno dei figli alla testa facendolo sanguinare affermando poi che sarebbe stato meglio colpirlo alla fronte in modo da ucciderlo una volta per tutte.

Per l’accusa, entrambi avrebbero quotidianamente umiliato i minori, come nell’episodio in cui l’uomo, dopo aver messo un piatto a terra, disse ad uno dei minori di mangiare a terra come un cane poiché non degno di stare a tavola. Anche in tale circostanza la madre, pur presente, non fece nulla.

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