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Processi aggiustati, Petrini: "Favori anche al boss delle 'ndrine di Cosenza e Rende"

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Marco Petrini

Il processo, il boss e l’avvocato. L’ex presidente dell’Assise di Catanzaro, Marco Petrini, il 25 febbraio scorso ha raccontato agli strabiliati pubblici ministeri della procura di Salerno dell’«aggiustamento» d’un processo riguardante il “capintesta” delle ‘ndrine di Cosenza e Rende. Il magistrato, ora sospeso dalle funzioni e dallo stipendio, avrebbe “messo a posto le cose” in cambio di una somma di denaro corrispostagli da un legale. Si, un avvocato che sarebbe stato addirittura immortalato, mentre consegnava la “busta” con i soldi,  dalle telecamere piazzate nell’ufficio di Petrini dalla Finanza.

Il giudice ha svelato al procuratore aggiunto Luca Masini e al pm Vincenzo Senatore l’origine e la natura dei rapporti intrapresi con il penalista del foro di Cosenza. Non solo:  zigzagando tra gli “omissis”  apposti nei verbali depositati dai magistrati inquirenti, emerge pure come Petrini tiri in ballo un suo collega di collegio giudicante – indicandolo come presunto appartenente alla sua stessa “loggia” – e un altro legale del capoluogo bruzio impegnati rispettivamente nella presunta ricezione e dazione di denaro in cambio di provvedimenti giudiziari favorevoli.

Di più: il magistrato (ora agli arresti domiciliari) riferisce anche d’una vicenda relativa alla ricusazione di un togato in un processo penale facendo addirittura cenno ad un altro presunto “ patto scellerato” stretto da un collega della Corte di appello di Catanzaro con un legale del capoluogo di regione. Marco Petrini, però, il 17 aprile ha ritrattato quasi tutto, sostenendo di aver detto delle cose mentre era in condizioni precarie dal punto di vista psicologico. Il giudice, nell’interrogatorio  reso ai magistrati di Salerno, non  ha fatto tuttavia “ritrattazioni” sulla vicenda del boss di Cosenza e Rende, nè in merito alla presunta loggia “coperta” di cui, in un verbale del 29 febbraio 2020, avrebbe dichiarato di far come parte.

Nei documenti processuali depositati dalla procura campana, Petrini parla anche di un’altra causa relativa ad un omicidio probabilmente avvenuto nel Cosentino. Una causa presumibilmente “aggiustata” di cui però ogni traccia è nascosta dagli “omissis”. Ma alle rivelazioni del magistrato catanzarese riguardo a questo intricatissimo contesto fatto di amicizie pericolose, favori e soldi si aggiungono pure le dichiarazioni rese dall’avvocato Francesco Saraco e dal medico Emilio Santoro incriminati dai pm guidati dal procuratore Giuseppe Borrelli per corruzione in atti giudiziari. Pure Santoro e Saraco offrono una quadro desolante delle questioni giudiziarie.

Un quadro che, come tutto quello che vi abbiamo fin qui raccontato, dovrà comunque poi trovare un riscontro in sentenze. A Petrini è pure legata la strana storia del finanziamento di un film da parte della “Film Commission Calabria” in favore di un regista “segnalato” all’agenzia regionale da un avvocato di Cosenza su richiesta dello stesso magistrato. Per questa ragione, nelle scorse settimane, la Guardia di Finanza ha perquisito la sede della “Film Commission” acquisendo tutte le carte. Marco Petrini, assegnato agli arresti in un istituto religioso di Decollatura, è difeso dagli avvocati Francesco Calderaro e Agostino De Caro. Ai pubblici ministeri ha detto di voler continuare a «collaborare». Vedremo.

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