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DELITTO A BRANCALEONE

L'agguato al maresciallo e le rivelazioni del boss pentito dopo 36 anni dall'omicidio

di
'ndrangheta, Cosenza, Calabria, Cronaca
Franco Pino

L'agguato al maresciallo. E le rivelazioni del boss pentito. L’avvocato Vittorio Colosimo, legale dell'ex padrino di Cosenza e oggi collaboratore di giustizia Franco Pino, ha esibito alla Corte di assise bruzia presieduta da Giovanni Garofalo, un interrogatorio reso dal suo assistito su un omicidio “eccellente” e dimenticato. L’omicidio del maresciallo della polizia penitenziaria Filippo Salsone, avvenuto a Brancaleone nel 1986.

Il sottufficiale, cui è intitolata una struttura nel supercarcere di Palmi, perì per volontà e mandato delle cosche cosentine. E l’agguato avvenne nel quadro di un patto diabolico e scellerato concluso con un clan attivo nell’area ionica del Reggino.

Il patto prevedeva – nel quadro di un reciproco scambio di favori tra consorterie – l’assassinio del sottufficiale che, nella prima metà degli anni ‘80, aveva dato filo da torcere ai picciotti cosentini rinchiusi nel carcere bruzio.

Salsone era stato per mesi il braccio destro del direttore Sergio Cosmai. Quest’ultimo, schivo e determinato, aveva osato imporre ai carcerati il rispetto di regole ferree. E la scelta gli era costata la vita. L’uccisione del direttore era stata opera dei fratelli Dario e Nicola Notargiacomo e Giuseppe e Stefano Bartolomeo, che avevano agito nell’interesse dell’irriducibile padrino della città bruzia, Franco Perna, per lungo tempo rivale di Pino.

Dopo l’eliminazione di Cosmai, tuttavia, il gruppo Pino, che rappresentava, appunto, la storica fazione concorrente, decise di pareggiare i conti. Come? Facendo ammazzare il più fidato collaboratore del direttore del carcere. Ciò al fine di dimostrare d’essere in grado di eseguire anche delitti contro esponenti delle Istituzioni. Negli atti esibiti dall’avvocato Colosimo, l’ex boss Pino rivela nomi, dati e circostanze di questo crimine rimasto finora impunito. Il verbale potrebbe essere presto acquisito dalla Procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria, guidata da Giovanni Bombardieri, per riaprire le indagini. Del crimine, infatti, potrebbero conoscere ulteriori particolari altri collaboratori di giustizia cosentini - tra questi l'ex killer Roberto Pagano - ed ex appartenenti alle cosche del Reggino.

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