Giovedì, 26 Novembre 2020
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IL PROCESSO

"Aiutò imprese vicino alla mafia", chiesti 16 anni per l'ex comandante dei carabinieri di Cava di Melis

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Carmine Greco

Sedici anni di reclusione: è la richiesta di pena formulata dal pm antimafia Paolo Sirleo nel processo che vede imputato davanti al Tribunale di Crotone (presidente Marco Bilotta) il maresciallo Carmine Greco, ex comandante della Stazione dei carabinieri forestali di Cava di Melis (frazione di Longobucco).

Il sottufficiale, sospeso dal servizio e residente nell’area urbana, è accusato dalla Dda di Catanzaro, diretta da Nicola Gratteri,  di concorso in associazione mafiosa, favoreggiamento, rivelazione di segreto istruttorio e omissioni in atti d’ufficio. Il processo che lo vede coinvolto è scaturito da uno stralcio della maxinchiesta Stige - conclusa in primo grado con oltre cento condanne -  coordinata dalla Procura antimafia sulle presunte attività illecite della cosca Farao-Marincola di Cirò Marina.

Greco, secondo la Dda ieri rappresentata in udienza dal pm Sirleo, avrebbe avuto rapporti con gli imprenditori boschivi, Antonio e Rosario Spadafora di San Giovanni in Fiore. I due fratelli sarebbero stati agevolati dal militare dell’Arma (difeso dagli avvocati Franco Sammarco e Antonio Quintieri) nella loro attività imprenditoriale.

A parere del magistrato requirente, Greco nella veste di comandante della stazione di Cava di Melis, avrebbe consentito alle aziende «in maniera perdurante e sistematica» di svolgere la loro attività senza verifica delle autorizzazioni.

Il maresciallo non solo avrebbe omesso di intervenire nonostante vi fossero segnalazioni sugli illeciti commessi dalle ditte in odor di mafia, ma avrebbe anche informato gli imprenditori «di imminenti controlli da svolgersi, intervenendo per estromettere imprese concorrenti o svolgendo personalmente indagini dove erano coinvolti gli stessi sodali, adoperandosi, anche con metodiche tali da inquinare le prove, per raggiungere risultati processuali volti a favorirli».

Fatti che secondo la Dda di Catanzaro sarebbero accaduti a Longobucco e San Giovanni in Fiore, fin dal 2011. Nei capi di imputazione figurano due episodi specifici accaduti nell’autunno del 2017. In entrambi i casi davanti a una segnalazione del taglio indiscriminato di alberi ad alto fusto, il maresciallo Greco avrebbe avvisato gli imprenditori Spadafora dell’imminente arrivo dei carabinieri forestali. In sostanza avrebbe aiutato gli Spadafora a eludere le attività investigative.

Il sottufficiale è stato arrestato il 7 luglio del 2018 e successivamente assegnato agli arresti domiciliari su richiesta degli avvocati Sammarco e Quintieri. I due penalisti pronunceranno le loro arringhe difensive mercoledì 25 novembre. Carmine Greco si è sempre protestato innocente, respigendo tutte le accuse.

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