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A ROGGIANO

’Ndrangheta, ritrovata nella Valle dell’Esaro la santabarbara della cosca Presta

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L'arsenale è stato ritrovato a Roggiano Gravina: fucili e pistole ben avvolti negli involucri di plastica
L’arsenale della cosca. La Valle dell’Esaro è stata a lungo dominata da un boss ergastolano: Franco Presta, capo e “azionista”, ritenuto colpevole con sentenza definitiva di fatti di sangue registrati nel Cosentino tra il 1999 e il 2001. Presta faceva parte di una sorta di direzione strategica della ‘ndrangheta attiva nell’area settentrionale della Calabria: lui e pochi altri decidevano alleanze, eliminazioni, affiliazioni ed estorsioni. Storico alleato di un altro irriducibile padrino, Ettore Lanzino, di Cosenza, condannato come lui al carcere a vita, Franco Presta è stato catturato dalla polizia in un appartamento della zona universitaria di Rende nel 2012. Da allora, pur essendo sottoposto al regime carcerario del 41 bis, è sempre rimasto il punto di riferimento di una vasta organizzazione tenuta in piedi dai nipoti, Antonio, detto “Tonino”, 58 anni e Roberto Presta, 43, di Roggiano. I germani  sono finiti in manette ad opera della squadra mobile di Cosenza, diretta da Fabio Catalano, lo scorso anno con l’accusa di essere i promotori di un’associazione specializzata nel traffico di droga che si riforniva stabilmente nel Reggino. I due fratelli compravano cocaina da un “compare” di Oppido Mamertina, Antonio Giannetta, 54 anni, ripreso dalle telecamere della polizia mentre contrattava la quantità e fissava il prezzo delle partite di cocaina. L’indagine sul gruppo Presta, che controllava le “piazze” di Roggiano Gravina, San Marco Argentano, San Lorenzo del Vallo, Spezzano Albanese e Tarsia, è stata coordinata dal procuratore distrettuale antimafia di Catanzaro, Nicola Gratteri, dall’aggiunto, Vincenzo Capomolla e dal pm Alessandro Riello ed ha successivamente portato al rinvio a giudizio di 52 persone.

Un arsenale

La consorteria poteva contare anche su una buona dotazione militare tuttavia mai compiutamente individuata. E proprio ieri i poliziotti del questore Giovanna Petrocca hanno scoperto a Roggiano l’armamento del gruppo: fucili e pistole erano ben avvolti in involucri plastificati, tenuti al riparo dall’umidità e, soprattutto, da occhi indiscreti. È la prima volta che le forze dell’ordine mettono mano in questa zona della regione a un  vero e proprio arsenale e suona davvero come il riscontro più evidente all’operazione dello scorso anno e all’inizio della collaborazione con la giustizia di Roberto Presta. Il nipote del superboss ergastolano ha saltato il fosso nelle scorse settimane, revocando i legali di fiducia e cambiando istituto penitenziario. Il “dichiarante” ha deciso di vuotare il sacco dopo meno di un anno di carcerazione e in vista di possibili guai futuri. Gli investigatori, infatti, l’avevano intercettato - gli atti sono ormai pubblici - mentre esprimeva giudizi poco lusinghieri nei confronti di alcuni stretti parenti (genero compreso) dello zio Franco Presta in galera da otto anni e mai sorpreso a parlottare con nessuno. Una condotta che, in certi ambienti, viene considerata irriguardosa e inaccettabile. Le armi ritrovate ieri verranno certamente affidate ai consulenti balistici con l’obiettivo di verificare se siano state utilizzate per portare a termine omicidi. Nella zona controllata dalla cosca della Valle dell’Esaro, negli anni scorsi, sono stati consumati delitti efferati: si pensi all’uccisione Rosellina e Barbara Indrieri, madre e figlia, a San Lorenzo del Vallo, nel febbraio 2011 e, due mesi dopo, di Gaetano De Marco, marito della prima  e padre della seconda. I tre delitti - secondo la tesi sostenuta dalla Dda di Catanzaro - sarebbero da ricollegare a una vendetta consumata dopo l’uccisione di Domenico Presta, figlio di Franco, avvenuta per futili motivi, nel gennaio del 2011, per mano di Aldo De Marco, tecnico riparatore di tv e parente delle tre vittime.

Paese in subbuglio

Ma torniamo all’attualità. Sul ritrovamento di fucili e pistole non circolano indiscrezioni: il riserbo investigativo appare impenetrabile. L’arrivo della polizia a Roggiano con unità cinofile è corsa ieri mattina di bocca in bocca suscitando curiosità. La notizia, infatti, del “pentimento” di Roberto Presta circolava ormai da giorni.

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