Mercoledì, 27 Ottobre 2021
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Cosenza, omicidio di Lenti e Gigliotti: le dichiarazioni choc dei due imputati

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Il 12 marzo prossimo nell’aula bunker di Roma vi sarà un confronto tra l’ex capobastone Franco Pino e il suo antico sodale Gianfranco Ruà
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Gianfranco Ruà e Franco Pino

La falce della morte. E i due amici uniti da un tragico destino. Francesco Lenti venne decapitato con una falce all’interno di un’abitazione di Rende nel 1986. Era stato invitato con il suo compagno di giovinezza e di “avventure”, Marcello Gigliotti, estremista di destra e aspirante mafioso dal grilletto facile,  a partecipare a un pranzo a base di maiale. Si trattava di una trappola ordita dalla cosca guidata da Franco Pino e Antonio Sena per levarli di torno. Cosa accadde quel giorno è stato raccontato proprio dal superboss pentito Franco Pino e da un ex “azionista” della mafia cosentina, Roberto Pagano. Il primo è attualmente sotto processo a Cosenza per il duplice omicidio insieme con Francesco Patitucci, indicato dalla Dda di Catanzaro come punto di riferimento della ‘ndrangheta nell’area urbana di Rende; Pagano, invece,  è stato condannato  a 10 anni di reclusione in separata sede. Lo scorso anno, inoltre, per l’assassinio di Gigliotti e Lenti hanno già incassato una condanna a 30 anni in primo grado con il rito abbreviato gli ergastolani Gianfranco Ruà e Gianfranco Bruni, al momento del fatto di sangue affiliati alla cosca Pino-Sena. E qui viene il bello: i due imputati, dopo 34 anni di silenzio, hanno reso dichiarazioni spontanee assumendosi la responsabilità dell’efferato crimine, chiamando in causa come loro complice un ex appartenente al clan, Demetrio Amendola, a sua volta ammazzato nel 1990 a Cosenza ed escludendo, nel contempo,  la responsabilità di Patitucci. Così,  il 12 marzo prossimo nell’aula bunker di Roma vi sarà un confronto tra l’ex capobastone Pino e il suo antico sodale Ruà. Ed i verbali del faccia a faccia finiranno, l’otto aprile successivo, sul tavolo dei giudici d’appello che stanno valutando in secondo grado la posizione dei due rei confessi (Bruni e Ruà). È stato il sostituto procuratore generale di Catanzaro, Salvatore Di Maio, a pretenderlo non essendo per nulla convinto della versione dei fatti postuma resa da due ergastolani.

I cadaveri di Francesco Lenti e Marcello Gigliotti coperti dai lenzuoli

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