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IL CASO

Coronavirus Cosenza, di notte all'Annunziata si processano solo tre tamponi

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Quella donna arrivata in ambulanza, colpevole di essersi ammalata in orario notturno, insieme ad altri quattro compagni di sventura, ha trascorso, probabilmente, le ore più difficili della sua vita in una tenda poco riscaldata in attesa di quel tampone
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L'ospedale di Cosenza di notte

L’aria disfatta di questi giorni è tornata ad ammorbarsi, infettata da quel virus che in poche settimane ci ha riempiti di altri morti e di paura. Una paura che ci accompagna ogni volta che il morbo contagia un familiare, un amico, un conoscente. L’onda del Covid entra ed esce dai paesi, entra ed esce dalle nostre case, dalle nostre vite, dai nostri ospedali. Ed è proprio nel più importante presidio provinciale che ci riporta la narrazione di un’ultima incredibile notte.

La notte in tenda

Una trama che comincia dall’arrivo di un’ambulanza del 118 nel piazzale dell’“Annunziata”. A bordo una paziente con rialzo termico (febbre a 39 gradi). L’organizzazione covid prevede una breve sosta nella tenda all’aperto per il triage con tampone. Poi, l’eventuale applicazione del protocollo terapeutico. Ma di notte è diverso. Di notte circolano strane voci che si diffondono e diventano protocolli informali di riorganizzazione degli accessi. Il buio si richiude anche sui servizi assistenziali che girano al minimo, probabilmente per motivi di spesa. E così si viene a sapere che il diritto a un tampone non è così scontato dopo il crepuscolo in ospedale. Dall’interno trapela la notizia che il Laboratorio di microbiologia chiude alle 20 e l’unico operatore disponibile (un tecnico reperibile) sarebbe autorizzato a processare non più di tre tamponi per notte. Quella donna arrivata in ambulanza, colpevole di essersi ammalata in orario notturno, insieme ad altri quattro compagni di sventura, ha trascorso, probabilmente, le ore più difficili della sua vita in una tenda poco riscaldata (calore garantito da due soli climatizzatori mobili e dall’amore di medici, infermieri e operatori sociosanitari di turno) in attesa di quel tampone. Nessuno però le ha spiegato il perché di una così lunga attesa anche perché, pare, nessuno conosca la scala delle priorità di scelta di quei tre soli test che al massimo (tra Pronto soccorso e degenze) potranno essere lavorati di notte. Sorte? Gravità del quadro clinico del paziente? Provenienza geografica? Simpatia? Ed è così che la gestione notturna del Covid all’“Annunziata” è stata trasformata in una lotteria dove, però, non si pesca quasi mai il bigliettino vincente.

Leggi l'articolo completo sull'edizione cartacea di Gazzetta del Sud - Cosenza

 

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