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Era latitante nel Lazio. Arrestato Alberto Fusinato, originario di Cosenza: re delle truffe online

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A scovarlo a pochi chilometri da Roma, sono stati gli investigatori della Polizia delle Telecomunicazioni di Cosenza, guidati dall'ispettore Fabio Ferraro

L'ex pentito... latitante. Alberto Fusinato, 64 anni, già collaboratore di giustizia, è stato arrestato dalla polizia a Genazzano, nel Lazio, dove si nascondeva dal luglio dello scorso anno. L'uomo, ritenuto nel 2008 a capo di un'associazione specializzata nella falsificazione di documenti e carte di credito, si era dato alla macchia per sfuggire a una condanna a 7 anni e 3 mesi di reclusione divenuta definitiva. A scovarlo a pochi chilometri da Roma, sono stati gli investigatori della Polizia delle Telecomunicazioni di Cosenza, guidati dall'ispettore Fabio Ferraro, che l'hanno individuato seguendo i movimenti di alcuni carte di credito di cui Fusinato disponeva. Con il sostegno della sezione di polizia giudiziaria della procura bruzia i poliziotti hanno scoperto il nascondiglio del ricercato, riuscendo a stanarlo grazie alle telecamere posizionate nella zona dove da qualche tempo era andato ad abitare.

Clamorose rivelazioni agli inquirenti negli anni 90, ma infondate

Alberto Fusinato era uscito dal programma di protezione da molti anni proprio per via delle sue disavventure giudiziarie e, nel passato, era stato protagonista anche di rivelazioni clamorose risultate infondate. Negli anni 90, infatti, aveva raccontato agli inquirenti della esistenza di un piano dinamitardo ideato per far fuori un magistrato cosentino - l'attuale procuratore della Repubblica Mario Spagnuolo - e, per rendere credibile il racconto ed accreditarsi, il pentito aveva addirittura fatto ritrovare dei candelotti di dinamite. Il progetto, grazie alle indagini svolte per ordine della procura di Messina al tempo competente ad occuparsi delle vicende relative ai togati in servizio nel distretto giudiziario di Catanzaro, era risultato totalmente privo di fondamento.

L'inchiesta "Match Point"

Il ruolo di Fusinato come promotore di un sodalizio specializzato in truffe informatiche era emerso anni addietro per effetto delle indagini compiute dal Ros di Roma nell'ambito di una inchiesta denominata "Match point" avvenuta nel 2010. Gli investigatori dell'Arma avevano scoperto che l'ex collaboratore di giustizia cooperava criminalmente con "specialisti" del settore provenienti da Russia e Ucraina.

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