Mercoledì, 29 Settembre 2021
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IL CASO

Cosenza, lo strano colloquio nel bar e il prefetto sotto processo

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A giudizio davanti al Tribunale di Cosenza: la rappresentante dello Stato chiese soldi all'imprenditrice. Disposta una perizia
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Paola Galeone

Il colloquio sbrigativo. Avvenuto tra un prefetto della Repubblica e una imprenditrice in un bar del centro della città, davanti al Palazzo del Governo. Un colloquio integralmente registrato dalla Polizia e ritenuto centrale ed esplicativo dai magistrati inquirenti. Sedute a un tavolino, l’una di fronte all’altra, ci sono Paola Galeone, alto dirigente dello Stato e Cinzia Falcone, presidente dell’associazione “Animed”. Quest’ultima, dopo un breve conciliabolo, consegna alla interlocutrice istituzionale una busta contenente 700 euro. È il 27 dicembre del 2019. Per il pm Giuseppe Visconti è la prova di un reato che nei primi giorni del gennaio successivo porterà all’arresto del prefetto. La misura cautelare verrà successivamente attenuata nella interdizione dai pubblici uffici.

Le contestazioni dell’accusa

La Galeone chiese “collaborazione” alla Falcone per non lasciare inutilizzati i fondi di rappresentanza della Prefettura rimasti a fine anno ancora non spesi: 1200 euro. Il rappresentante locale del Governo voleva solo in parte dividerli con l’imprenditrice - questa la tesi della procura - giustificandone il prelievo con una documentazione relativa a spese organizzative di un evento fittiziamente prodotta da “Animed”. Dopo aver ricevuto, solo qualche giorno prima la singolare “proposta”, Cinzia Falcone che con il prefetto aveva organizzato nelle settimane precedenti una manifestazione con centinaia di studenti nel teatro “Rendano” di Cosenza contro le mafie e le forme di violenza ed in nome della legalità, decise di denunciare tutto alla Polizia. E nella notte tra il 23 e il 24 dicembre di due anni fa, svelò agli investigatori della Mobile, diretti da Fabio Catalano, cosa stava per accadere.

La fattura fittizia

La Galeone, per giustificare la spesa della piccola somma, le aveva chiesto di emettere una fattura fittizia che le sarebbe stata poi in breve tempo liquidata. La Falcone, nel frattempo, avrebbe dovuto anticipare il denaro destinato a finire nelle tasche del Prefetto. I poliziotti, dopo aver informato direttamente il Capo della Polizia di quanto stava accadendo, misero tutto a verbale. Immediata fu pure la sinergia con la Procura della Repubblica, diretta da Mario Spagnuolo. Magistrati e investigatori, preso atto del grave contesto svelato dalla presidente Falcone, procedettero secondo gli schemi investigativi attuati in casi del genere. La denunciante finse di accettare l’accordo e stabilì un incontro con la Galeone subito dopo Natale. Tutte le fasi della vicenda vennero seguiti passo passo dai poliziotti della Mobile.

Faccia a faccia registrato

Il colloquio avvenuto nel bar tra le due donne fu interamente registrato e, una volta lasciato l’esercizio pubblico, il Prefetto venne fermata dal capo della Mobile e invitata a raggiungere gli uffici della Questura. Una volta all’interno della struttura dalla borsa della Galeone saltò fuori, nell’imbarazzo generale, la busta con il denaro. Alla prima udienza, celebrata davanti al Tribunale (presidente Francesco Branda) ieri mattina, i legali della Galeone, gli avvocati Carlo Di Casola, Giovan Domenico Caiazza e Ferruccio Mariani, hanno chiesto la trascrizione del colloquio “incriminato” avvenuto nel bar. Il Tribunale, nominerà un consulente. Il processo riprenderà il 15 giugno. Paola Galeone ha presenziato all’avvio del procedimento.

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