Lunedì, 27 Settembre 2021
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“DOMUS”

Case popolari a Guardia, rigettata la revoca dell'obbligo di presentazione

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In questa inchiesta risultano indagate, anche, altre due persone sempre in qualità di assegnatari di case popolari, che secondo i pm non ne avrebbero avuto diritto
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Pierpaolo Bruni

Il Gip del Tribunale di Paola ha rigettato la revoca della misura dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria nei confronti di Maria Francesca Capua. La 34enne, assegnataria di una casa popolare a Guardia, è indagata in una inchiesta della Procura assieme al responsabile dell’Ufficio tecnico del Comune di Guardia Piemontese, Giuseppe Caruso. Nei giorni scorsi, nel corso degli interrogatori di garanzia, l’avvocato Sabrina Mannarino (difensore della Capua) ha prodotto diversi documenti chiedendo la revoca della misura.  Che, però, il Gip ha rigettato. Sia la Capua che Caruso (difeso dall’avvocato Vito Caldiero) si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Secondo le indagini (coordinate dal procuratore capo Pierpaolo Bruni e dal sostituto Antonio Lepre), Caruso avrebbe agevolato la giovane assegnandole un alloggio popolare anche se non ne aveva diritto. I due erano finiti anche nell’inchiesta “Domus”, nella quale era coinvolto anche il sindaco di Guardia, e per Caruso e la Capua i fatti contestati riguardavano sempre la modalità di attribuzione delle case popolari. In questa inchiesta risultano indagate, anche, altre due persone sempre in qualità di assegnatari di case popolari, che secondo i pm non ne avrebbero avuto diritto. Si tratta di Giampiero Aita di 42 anni di Cetraro e di Daniele Livia, 39 anni di Paola. Nei confronti di quest’ultimi, il Gip Rosamaria Mesiti ha però rigettato la richiesta di misura cautelare avanzata dai pm. Venerdì scorso, gli agenti del Commissariato di Paola (guidati dal vicequestore Giuseppe Zanfini), assieme ai carabinieri della polizia giudiziaria hanno anche eseguito delle perquisizioni negli uffici comunali alla ricerca di elementi utili alle indagini. Per gli inquirenti è evidente il «rapporto collusivo» tra Caruso e i tre indagati.

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