Giovedì, 23 Settembre 2021
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Cassano, gambizzò il cugino per futili motivi: 29enne in manette

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Provvedimento basato sui reati di tentato omicidio, lesioni aggravate, detenzione e porto illegittimo di arma da fuoco

È finito in manette il responsabile dell’agguato dello scorso 2 giugno nel corso del quale era stato gambizzato Giuseppe Campolongo, 31enne cassanese. Si tratta del cugino e il diverbio finito a pistolettate sarebbe avvenuto per futili motivi.
I Carabinieri della Compagnia di Corigliano Calabro hanno eseguito nei confronti di un 29enne cassanese la misura cautelare detentiva degli arresti domiciliari, emessa dal Gip del Tribunale di Castrovillari, dottor Simone Falerno, su richiesta della locale Procura, per i reati di tentato omicidio, lesioni aggravate, nonché detenzione e porto illegittimo di arma da fuoco.
Le indagini hanno permesso di risalire in brevissimo tempo all’autovettura utilizzata per l’azione di fuoco ed in uso al cugino della vittima. Per tali motivi, ritenuti sussistenti gravi indizi di reità nei confronti di quest’ultimo, è stata effettuata una perquisizione domiciliare nell’abitazione, a seguito della quale i militari trovavano e sequestravano parte del vestiario utilizzato e ripreso dalle telecamere durante l’azione di fuoco. Sulla Fiat Uno, invece, i carabinieri della Sezione Operativa di Corigliano Calabro effettuavano i rilievi per esaltare la presenza di polvere da sparo.
Il 29enne, vistosi ormai scoperto, ha ammesso le sue responsabilità alla presenza dell’avvocato di sua fiducia, relativamente al ferimento del cugino, il cui movente non sarebbe stato ancora completamente svelato ma si tratterebbe di futili motivi.
Sulla base dei fatti descritti e del grave impianto accusatorio il Gip riteneva sussistenti le esigenze cautelari nei confronti dell’indagato «poiché – si legge nell’ordinanza – bisogna considerare la gravità del reato commesso, un agguato a colpi di pistola, perpetrato in pubblica piazza […], che disvela una personalità proclive alla commissione di condotte criminali e considerava l’unica misura cautelare adeguata alle esigenze sopra esposte quella degli arresti domiciliari».

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