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SIBARITIDE

La Calabria e l'affondo di Papa Francesco contro la 'ndrangheta dopo la morte del piccolo Cocò

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Da scena d’un crimine immondo, il Cassanese da quel momento è diventato un posto destinato a passare alla storia della Cristianità
«I mafiosi sono fuori dalla comunione con Dio. Sono scomunicati!»: Jorge Bergoglio, il Papa che ha scelto il nome di Francesco d’Assisi, tracciò il 21  giugno del 2014 un confine netto tra la Chiesa e le mafie.
Il Pontefice parlò a braccio nel cuore della Calabria, a Sibari, davanti a una sterminata folla di fedeli. Scelse quel luogo perché vi era stato assassinato e bruciato un bimbo di soli tre anni: Cocò Campolongo. Da scena d’un crimine immondo, il Cassanese da quel momento è diventato un posto destinato a passare alla storia della Cristianità.  Il Papa argentino andò ben oltre quanto aveva fatto nel 1993 nella valle dei templi di Agrigento Giovanni Paolo II che lanciò contro i mafiosi un vero e proprio anatema.
Sei anni dopo, sempre sulla spinta del Papa argentino, il Vaticano ha addirittura deciso di istituire una task force (della quale fa parte anche il procuratore aggiunto di Cosenza, Marisa Manzini) destinata a vegliare per impedire possibili infiltrazioni mafiose nelle celebrazioni dedicate alla Madre di Cristo. Ieri, a Cassano, su invito del vescovo locale, Francesco Savino, don Luigi Ciotti, fondatore di "Libera" ha ricordato le parole di Bergoglio e rilanciato il tema della lotta alle mafie e alla subcultura criminale che condiziona la vita della Calabria.

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