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IL CASO

Cosenza, aggressione al blogger: Marco Lucanto va in carcere

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I fatti risalgono al settembre 2020, quando il 31enne, con il complice Antonio Procopio, aveva preso a schiaffi e pugni Michele Santagata
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Marco Lucanto

Passa dai domiciliari al carcere. Si aggrava la misura cautelare per Marco Lucanto, di 31 anni, di Casali del Manco. All’uomo – che è accusato d’aver violato alcune prescrizioni imposte dal regime restrittivo - ieri pomeriggio, i poliziotti della squadra mobile della Questura di Cosenza (diretti dal primo dirigente Fabio Catalano e dal suo vice Gianni Albano) hanno notificato un’ordinanza emessa dal giudice per le indagini preliminari del tribunale distrettuale di Catanzaro su richiesta della Procura antimafia.
Il trentunenne - che è accusato di tentata violenza privata e lesioni aggravati dal metodo mafioso – lo scorso mese di marzo è stato condannato a due anni e quattro mesi.

Secondo le indagini svolte dalla squadra mobile, l’uomo l’8 settembre dello scorso anno, in concorso con Antonio Procopio, di 34 anni, di Gasperina, in provincia di Catanzaro, avrebbe aggredito il blogger cosentino Michele Santagata.
Lucanto e Procopio sono stati arrestati venerdì 13 novembre dai poliziotti della Squadra mobile. Secondo la ricostruzione dei fatti i due – giunti in via Miceli a bordo d’una Smart di colore nero – avrebbero atteso che il blogger uscisse dal locale che ospita la redazione del sito web. Santagata è stato aggredito con pugni e schiaffi. I picchiatori sono scappati, poi, per l’arrivo di alcune persone. Uno dei due aggressori prima di fuggire avrebbe, per così dire, consigliato al blogger di togliere dalle pagine web «la foto dell’avvocato Marcello Manna e di non scrivere più delle vicende giudiziarie del boss di Rende, Francesco Patitucci».

Nei giorni precedenti, il blogger si era occupato del caso dell’ex giudice della Corte d’Appello, Marco Petrini, che si autoaccusa d’aver ricevuto dei soldi – circostanza confermata anche in sede d’incidente probatorio davanti ai magistrati di Salerno – dagli avvocati Marcello Manna e Luigi Gullo per aggiustare la sentenza che riguardava proprio il boss di Rende.

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