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Pronto soccorso di Cosenza, "il sistema è saltato"

Il presidente degli infermieri Fausto Sposato sulle attuali condizioni della prima linea dell’“Annunziata”

L’ingresso del pronto soccorso all’Annunziata di Cosenza

Le ferite inflitte dal Covid hanno allargato le smagliature di una sofferenza già nota che si vive nel Pronto soccorso dell’“Annunziata”. Il reparto di urgenza-emergenza, in questi anni, è diventato il cimelio di una sanità malata, incapace di fornire risposte adeguate ai bisogni dei cittadini. Un luogo di patti che diventano impossibili sotto l’assedio quotidiano. Da quelle corsie, ridotte a formicai umani, ogni giorno ne passano tanti, cento, duecento. A volte sono molti di più. Arrivano da un capo all’altro della provincia, spesso, anche da fuori. E finiscono schiacciati tra quelle mura, quelli che stanno messi male e quelli che stanno messi meglio. Un via vai ininterrotto (di giorno e di notte) che pesa sul lavoro di quei pochi medici e infermieri rimasti in servizio. Qualche giorno prima di Ferragosto, la disperazione ha spinto il primario facente funzioni a scrivere ai responsabili degli altri reparti con degenza dell’ospedale hub per informare che il Pronto soccorso sospenderà quelle modalità di accesso definite «incongrue» nel tentativo di «migliorare una situazione che non è più sostenibile dal punto di vista dell’assistenza e della logistica». Dunque, porte aperte solo ai codici rossi e per gli altri malati il destino affidato ai reparti specialistici. Un disastro innescato dalla carenza di personale che resta una promessa riciclata a ogni cambio di stagione e beffa puntuale lasciata sulle spalle dei manager di turno perennemente impegnati nell’inutile tentativo di chiudere le falle in un sistema salute colabrodo.

Gli infermieri protestano

Fausto Sposato leader degli infermieri cosentini lancia l’allarme. «Adesso basta. Il sistema sanitario è già saltato. Non è più possibile andare avanti in queste condizioni. Pochissimi infermieri ed operatori sanitari, reparti accorpati, graduatoria ormai esaurita senza alcun concorso all’orizzonte. Ed un Pronto soccorso al collasso. Dove sono stati finora i commissari? Dov’è il nuovo? Che fine hanno fatto i Dipartimenti sanitari? Un rischio enorme, anche per i cittadini ed i pazienti. Ed una percentuale di mortalità superiore del 10%». Il presidente dell’Ordine provinciale incalza: «Il rapporto, qui, parla di un infermiere ogni 12 pazienti mentre la media europea è di uno a sei. È dunque evidente la mancanza di personale. Chi ha amministrato finora non è stato lungimirante per nulla. Al Pronto soccorso di Cosenza lavora un terzo del personale necessario. La situazione in tutta la provincia non è diversa. La sanità territoriale non riesce a fare filtro ed ai cittadini viene negato il diritto anche ad una semplice risposta. Sarebbe bastato seguire i nostri consigli per non arrivare ad una situazione non più risolvibile. L’innalzamento dei contagi rende più critica la quotidianità, mentre il personale non ce la fa più. Il commissario si assuma tutte le responsabilità del caso: ci sono i soldi per procedere a nuove assunzioni con avvisi pubblici? Si proceda. Devono essere pagati straordinari e premi Covid mai percepiti dai colleghi? Si paghino. Siamo stufi del malfunzionamento dell’intero sistema».

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