Giovedì, 26 Maggio 2022
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NATO A TARSIA

Addio al fumettista e sceneggiatore cosentino Michelangelo La Neve. Firmò Diabolik

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La Neve, che fu anche grafico e illustratore, per la tv collaborò alle serie L’Ispettore Coliandro e Il Commissario Rex

Un fumetto senza il lieto fine. Michelangelo La Neve, morto all’età di 62 anni, è stato un autentico gigante della sceneggiatura. Nato a Tarsia (Cosenza) nel 1959 si era trasferito dopo pochi anni con la sua famiglia a Varese e poco più che ventenne andò a vivere a Roma iniziando la sua attività di disegnatore ed illustratore per diversi editori. A cavallo tra gli anni 80 e 90 è stato tra le firme più importanti della produzione horror della Acme, riempiendo le pagine di Splatter, Mostri e Zio Tibia di storie crude e violente, ma sempre sorprendenti.

È stato sceneggiatore di Martin Mystère e Dylan Dog a partire dai primi anni 90, ma in quel decennio era quasi impossibile leggere una serie a fumetti senza imbattersi in qualche sua storia.
Negli stessi anni è stato sceneggiatore di fumetti erotici e ha collaborato con l'Editrice Universo prima con la nuova edizione di "Intrepido" e poi sviluppando con successo in un mensile autonomo il "Dipartimento ESP" da lui creato proprio per le pagine del settimanale. Ha in seguito varcato i confini nazionali realizzando per i francesi di Les Humanoids Associès “Le jours des magiciens” con Marco Nizzoli e “Sebastian X” con Stuart Immonen.

Con la sua indimenticata e indimenticabile ESP, uno dei fumetti più originali della storia dell'editoria italiana, dimostrò come si potessero raccontare storie intime e viscerali dando voce a gente capace di sorridere al sole d'ottobre, pur avendo nelle cuffiette The Eternal, una marcia funebre, dei Joy Division. I suoi racconti per Splatter e l'Intrepido, sono perle, ironiche quanto orrorifiche, che a rileggerle oggi non hanno perso un grammo della loro forza. Nel 1992 è approdato alla Bonelli, iniziando a scrivere storie di Martin Mystere e Dylan Dog.

Nel corso della carriera ha messo il suo talento a disposizione di tante e diverse situazioni editoriali, passando poi anche per gli schermi televisivi. Ma il suo talento nella scrittura ha spaziato a 360° lasciando il segno nel cinema. Sono sue, infatti, le sceneggiature dei pluripremiati “Song ’e Napule” e “Ammore e Malavita” e la sua ultima fatica “Diabolik” diretta dai Manetti Bros.

«Nel fumetto bisogna mettere il lettore in condizione di immaginare molto di più. Sulla sceneggiatura lavora una sola persona, il disegnatore, mentre nel cinema diventa uno strumento di lavoro per decine di persone. L’analogia principale è la costruzione della trama. Per fortuna raccontare storie è ancora un'esigenza viva negli uomini, e io sono ottimista, perché la povertà del fumetto, rispetto al cinema e alla televisione, lo rende un po' più libero, meno inquinato dal condizionamento dei soldi e dall'invadenza della pubblicità. Insomma, tra le pagine dei fumetti è forse possibile trovare ancora un po' di sincera onestà» – ripeteva spesso La Neve.

Il dono più bello che ci lasciano gli autori sono le loro stesse opere che, in un certo senso, ne garantiscono l'immortalità. Il mondo di La Neve è un mondo senza confini ed è un mondo di cui tutti fare parte: le sue sceneggiature sono un invito alla lettura. Oggi, ci sentiamo tutti un po' più soli e un po' più sbiaditi. Come un fumetto, senza il lieto fine.

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