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L'INTERVISTA

Nuccio Ordine all’Accademia del Belgio, parla il docente calabrese dopo la nomina

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«Giordano Bruno si autodefinì accademico di nulla accademia, e io, che sono un suo studioso, l’ho sempre detto di me stesso. Ma ora, per quanto mi riguarda, sarà il caso di cambiare la presentazione in accademico di un’accademia».

Nuccio Ordine, 5 dottorati honoris causa in America Latina e in Europa, ordinario di Letteratura italiana all’Università della Calabria e firma del “Corriere della Sera”, autore, tra gli altri, di un saggio diventato un best seller tradotto in 32 Paesi, “L’utilità dell’inutile” (Bompiani, 2013), commenta con una battuta la nomina a membro associato della classe di Lettere e Scienze politiche dell’Académie Royale de Belgique, fondata nel 1772 da Maria Teresa d’Austria e che già aveva accolto Umberto Eco, Salvatore Settis e tanti fra studiosi e premi Nobel. La cerimonia di insediamento di Ordine è prevista per il prossimo 3 ottobre nel Palais des Académie, a Bruxelles.

Professore, ha già ottenuto la Legion d’onore in Francia e diversi riconoscimenti in Italia. Come commenta la notizia dell’elezione all’accademia del Belgio?

«Sono sorpreso, stupito. Credo che la nomina derivi dal successo ottenuto da “L’utilità dell’inutile”, un libro che, in un momento come questo, in cui la parola mercato è vincente, risulta attuale, difendendo i valori essenziali dell’istruzione. Un’istruzione che dev’essere finalizzata alla formazione di professionisti dotati di etica. Agli studenti bisogna insegnare a studiare per imparare, dire che il lavoro sarà l’effetto e non la causa, un po’ come l’Itaca di Kavafis: non è importante raggiungere Itaca, quanto far tesoro delle esperienze che ci conducono ad essa. Motivo per cui nel corso della pandemia ho difeso l’insegnamento in classe».

Ecco, cosa pensa della didattica a distanza, dell’insegnamento al tempo del coronavirus?

«Per molti, la pandemia è stata la grande occasione del digitale. Per me, invece, dopo 30 anni di insegnamento, una grande tristezza, dovuta alla perdita del contatto diretto con gli studenti. Esistono protocolli per riaprire tutto, dalle chiese ai night, e ancora non ce n’è uno sulla scuola e l’università. Penso che l’unico modo per trasmettere passione e sapere sia stare nella comunità e che con la didattica a distanza si crei una doppia discriminazione. La prima riguarda chi ha a casa una connessione e un computer e chi al contrario non li possiede; la seconda guarda al futuro ed è già presente in Silicon Valley dove i figli dei grandi manager frequentano scuole che privilegiano i rapporti umani. Ecco quando il Governo darà a tutti un pc e Internet, i ricchi potranno permettersi le rette nelle scuole coi professori, mentre i poveri faranno didattica standardizzata. Ho seri dubbi che la scuola potrà ancora essere un ascensore sociale».

Pure il suo “Gli uomini non sono isole. I classici ci aiutano a vivere” (La nave di Teseo, 2018) cade a pennello in tempo di pandemia.

«Sì, perché con la pandemia abbiamo capito l’importanza della solidarietà umana, anche il gesto irresponsabile di un singolo può avere ripercussioni enormi sulla società. E questo il mio libro, attraverso gli esempi della letteratura che riporta, lo dice: bisogna imparare a vivere con e per gli altri, se si vuole dare un senso alla propria vita».

Lei è nato a Diamante. Con la recente nomina darà ancora lustro alla Calabria...

«Questo non posso dirlo io (ride). Ma spero che più che alla persona dia valore alle idee, al riconoscimento, cioè, delle battaglie a favore della scuola e della solidarietà umana».

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