Venerdì, 22 Marzo 2019
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LA DELIBERA

Trebisacce, il consiglio comunale chiede la sospensione del decreto sicurezza

di
decreto sicurezza, trebisacce, Cosenza, Calabria, Politica
Il Comune di Trebisacce

L’immigrazione si governa, non si reprime. Il civico consesso di Trebisacce contro Salvini. Il consiglio comunque ha chiesto la sospensione dell' efficacia del decreto sicurezza. E lo ha fatto con relativa delibera, la numero 58, con cui ha chiesto ufficialmente al Ministro dell’Interno di sospendere l’efficacia del Decreto Sicurezza, che di fatto genera insicurezza, dando incarico al sindaco di adottare ogni opportuno e consequenziale adempimento.

"Tale iniziativa ha avuto luogo circa un mese prima che tutti gli altri sindaci di città importanti prendessero cognizione delle conseguenze gravi che il decreto Salvini genera nella società e nelle comunità italiane - ha detto l' avvocato Mundo - Il decreto non solo viola i diritti costituzionalmente garantiti, ma di fatto pone fine all’esperienza degli Sprar e limita fortemente l’indotto economico e lavorativo che gli stessi hanno generato, soprattutto nei piccoli comuni, rivitalizzando comunità e arricchendole di cultura e risorse umane, con riferimento anche agli alunni iscritti a scuole che in molti centri erano ormai in via di chiusura".

"Gli ospiti e gli immigrati - riprende Mundo - non solo saranno abbandonati, creando ulteriore immigrazione clandestina, ma tanti bambini e donne non godranno più di alcuna assistenza sanitaria e rimarranno persone anonime prive di residenza e cittadinanza, bivaccando e facendo accattonaggio per le strade. In ogni caso, per come già dichiarato da eminenti giuristi, i sindaci, anche nel caso di iscrizione all’anagrafe degli stranieri, atto di loro competenza, non commettono alcuna violazione di legge, infatti la legge del 1998 stabilisce che le iscrizioni e le variazioni anagrafiche dello straniero regolarmente soggiornante, sono effettuate alle medesime condizioni dei cittadini italiani. L’articolo 13 del Decreto Sicurezza stabilisce che il permesso di soggiorno costituisce documento di riconoscimento e non è titolo per l’iscrizione anagrafica, e di fatto non ha abrogato la norma di cui alla legge precedentemente in vigore. L'adunanza civica, proprio nell’ambito di tali presupposti giuridici, ha deliberato con orgoglio di formulare istanza di sospensione degli effetti del decreto Salvini, ingiusto e anticostituzionale, chiedendo il coinvolgimento dell’Anci e il consulto dei sindaci per trovare una soluzione degna di un Paese civile e democratico, qual' è l' Italia".

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