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LA STORIA

Cosenza, la promessa di Maria e Melina: «Prima il sì, poi un figlio»

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La prima coppia omosessuale che formalizzerà l’unione civile nella città dei bruzi
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Maria Ammirata e Melina Merli

«Vivevo e lavoravo in Germania, sono tornata a Cosenza perché amo la mia compagna». Melina Merli osserva Maria Ammirata con gli occhi di chi non farebbe a meno dell’altra per niente al mondo. Undici anni di differenza, un muro di bigottismo e pregiudizio da abbattere e la pandemia che ha messo a dura prova la tenuta della coppia. Non manca proprio nulla per rendere speciale il rapporto tra l’operatrice socio-sanitaria, 34 anni, e la lavoratrice nell’ambito dei trasporti, 45. Perché il legame ha attraversato ogni tipo di tempesta e adesso è lì, pronto ad attraccare in un porto sicuro.
Tutto è nato sui social. «L’ho “rivista” su Facebook dopo parecchi anni», afferma Maria, «molto cambiata rispetto alla ragazzina undicenne che avevo conosciuto diverso tempo prima. Poi ci siamo un po’ ignorate, ma qualcosa era già iniziato. Quando è tornata dalla Germania non ci siamo più staccate».

La promessa... e il messaggio

Domani, negli uffici preposti del Comune di Cosenza, Maria e Melina si prometteranno il “sì” più importante. E ad agosto festeggeranno la loro unione con amici e parenti. Per le scartoffie burocratiche si tratterà della prima unione civile della città dei bruzi, ma a loro questo interessa solo marginalmente. «Siamo qui per lanciare un messaggio forte», afferma Maria, «consapevoli di vivere in un’epoca in cui certi paletti non sono ancora caduti: fare outing è fondamentale. Ma il primo passaggio, al di là di ciò che pensa la gente – perché poi si fa il callo al giudizio degli altri – è l’accettazione di se stesse e di se stessi, ma anche quella delle famiglie di origine. Non c’è nulla di cui vergognarsi, è un amore proprio come tutti gli altri. Le ho regalato l’anello e l’una non conoscerà l’abito cerimoniale dell’altra del fatidico giorno: più tradizionale di così...». Già, il rapporto con le famiglie. Melina e Maria vanno dritte al punto, senza retorica o ipocrisia. «Non è stato facile, nella prima fase, parlarne con i genitori o con i fratelli. Sono venuti a conoscenza della nostra omosessualità dopo anni. Adesso ci sono vicini. Questo ci aiuta a prendere delle decisioni, ma il contrario non ci avrebbe scoraggiato perché il nostro sentimento è talmente forte da non poter essere messo in discussione. Neanche da chi ci vuole bene. Conosco alcuni», sottolinea Maria, «anche sposate che hanno relazioni con persone dello stesso sesso ma non hanno il coraggio di esternare questa situazione e preferiscono vivere con questo grande peso. Il nostro messaggio va proprio in questa direzione: non abbiate paura della società o del giudizio altrui».

L'importanza del supporto psicologico

Da solo si rischia di non farcela, senza un aiuto. «Assolutamente sì, è un percorso che ho iniziato da due anni», prosegue Melina, «ed è stato fondamentale. Lo consigliamo, ne avrebbero bisogno tutti. Non c’è niente di male a chiedere aiuto. E non è affatto sinonimo di debolezza o di “pazzia”, come crede erroneamente qualcuno. Scegliere il supporto psicologico, per conoscersi meglio, è sempre una soluzione azzeccata».

Allargare la famiglia

Maria e Melina sono già una coppia da quattro anni, lo diventeranno anche formalmente tra qualche mese. Ma niente viaggi o festeggiamenti memorabili, perché gli sforzi mentali ed economici saranno indirizzati tutti in una direzione. «Vogliamo un figlio e ci siamo già ampiamente documentate a riguardo», afferma Melina, «anche perché l’orologio biologico galoppa. Andremo in Spagna subito dopo la nostra unione». Le fa eco Maria. «Siamo consapevoli di ciò che ci aspetterà, perché viviamo in una società bacchettona, che si scandalizza di fronte a certi scenari. Ma noi saremo famiglia a tutti gli effetti e vorremo completarci».

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