Domenica, 25 Luglio 2021
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Tragedia del Raganello, una ferita mai rimarginata

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Ancora sanguina la ferita lasciata dal disastro del Fiume Raganello. Una sciagura che da due anni e mezzo pesa sulla coscienza dei familiari delle vittime e sugli indagati, ma anche su luoghi e comuni di assoluto pregio che avevano deciso di puntare tutto sul torrentismo e lo sviluppo del turismo. Di quella esperienza rimane il dolore di familiari e di intere comunità che continuano a vivere, loro malgrado, quei tragici eventi. Ieri mattina, infatti, il locale ufficio di Procura ha depositato la richiesta di rinvio a giudizio per i 14 indagati rimasti impigliati a vario titolo in un evento meteorologico di straordinaria portata. Le parti civili costituite si sono associate alle risultanze della memoria presentata al Gup, dott. Biagio Politano, dal pubblico ministero titolare delle indagini, il dott. Giovanni Tedeschi. La collega d'udienza, vale a dire la dottoressa Valentina Draetta, ha solo depositato un documento che ripercorre gli attimi della sciagura verificatasi il 20 agosto del 2018, presso località Ponte del Diavolo, all'esito del quale 32 persone, che stavano percorrendo la parte superiore delle Gole del Raganello, vennero travolte dal fiume in piena e trascinati a valle, ossia nell'area di confine tra i comuni di Civita da Francavilla Marittima. L'onda lunga avrebbe generato un muro d'acqua che avrebbe prodotto il trascinamento mortale di 10 escursionisti (tra cui anche alcune guide). Altri 11 torrentisti-escursionisti rimasero feriti dalla violenza delle acque.

Leggi l'articolo completo sull'edizione cartacea di Gazzetta del Sud - Cosenza

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