Martedì, 17 Maggio 2022
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Cosenza, una cattedrale nel deserto senza treni - FOTO

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La prima pietra fu posata nel marzo del 1966, il battesimo avvenne il 31 maggio 1987. I servizi entrarono in vigore con l’orario estivo dello stesso anno. Ma la stazione ferroviaria di Vaglio Lise in realtà è rimasta sempre su un binario morto. L’opera più rilevante sulla nuova linea Cosenza-Paola, insieme alla galleria Santomarco, lunga poco più di 15 chilometri. Una stazione bypassata dalle Ferrovie dello Stato tanto che non è più attraversata da treni a lunga percorrenza (lontani i tempi dell’Intercity Cosenza-Roma andata e ritorno in una sola giornata e del Cosenza-Bari mentre di recente la frazione del Comune di Cassano, Sibari, ha ottenuto la fermata del Frecciargento per Bolzano al contrario di un capoluogo di provincia) e che ha visto naufragare nel tempo tutti i progetti di rilancio varati dalle amministrazioni comunali alla guida di Palazzo dei Bruzi. Dalla famosa “Locomotiva-Cosenza Shopping Center” voluta dall’ex sindaco Giacomo Mancini (rimosso pure il cartello all’ingresso dello scalo che pubblicizzava decine di negozi) alla “Porta del commercio e degli affari” della prima giunta Occhiuto che prevedeva il riassetto funzionale della viabilità e del piazzale della stazione e il trasferimento di alcuni uffici comunali tra cui la Polizia municipale (se ne parla da dieci anni ma il reparto è ancora ubicato in locali angusti in via Bendicenti) e poi Croce Rossa, Aci e parcheggi a pagamento. Un restyling completo dell’area ferroviaria che non è mai partito. Un altro sogno rimasto nel cassetto. E con la cancellazione dei treni a lunga percorrenza lo scalo mano mano ha perso negozi e uffici. Non c’è più nemmeno un bar, un’edicola. Resiste una rivendita di tabacchi, un’agenzia di assicurazioni e una di noleggio auto. Rete ferroviaria italiana ha effettuato importanti investimenti per dotare la stazione di un minimo di comfort (speso quasi un milione di euro nell’ultimo triennio per adeguamento di binari e ristrutturazione di alcune palazzine).
Sono spariti numerosi servizi ferroviari di Fs e Rfi. Chiusa la mensa e il Ferrhotel. Inaugurata e smantellata una sala controllo del traffico. Scelte aziendali che hanno contribuito ad affossare lo scalo cosentino. Trasferiti decine di dipendenti. Una stazione senza un’anima. Le istituzioni nel corso degli anni hanno fatto poco e così lo scalo cittadino che doveva essere il principale della nostra provincia e tra i più importanti della Calabria si è arenato. Usato pure come momentaneo riparo di famiglie rom dopo la demolizione del campo sul fiume Crati ora è circondato dal degrado nelle aree che non sono di competenza di Rfi la quale ha provveduto a perimetrarle e chiuderle facendole pulire costantemente. Tutte le altre zone sono meta nelle ore notturne di coppie clandestine, senzatetto, tossicodipendenti. Cumuli di rifiuti negli spazi di fronte ai parcheggi sotterranei con indumenti vecchi abbandonati da mesi che nessuno provvede a raccogliere. Letti di fortuna, resti di bivacchi.
Finanche il locale del vicino terminal bus è stato occupato da alcuni extracomunitari. Una terra di nessuno, insomma. Rfi nel corso degli anni ha provveduto a chiudere alcuni varchi, ma altri ne sono rimasti. Le rampe che dall’atrio lato stazione Ferrovie della Calabria portano ai parcheggi sotterranei sono inutilizzabili: trasformati in vespasiani all’aperto, deposito di immondizia. I viaggiatori ignari che imboccano alcune di queste rampe si trovano davanti a situazioni da terzo mondo. Uno stato di abbandono incredibile. Eppure siamo nella stazione ferroviaria del capoluogo di provincia. Ci sono pochi treni, mancano molti servizi, non ci sono attività commerciali. Ma il decoro urbano non può venire meno. È segno di disattenzione. Quadro igienico-sanitario ai limiti della tolleranza più volte segnalato in passato e mai definitivamente risolto. Come se questa stazione non appartenesse a nessuno. L’auspicio è che si avveda di questa vergogna e intervenga il nuovo sindaco Franz Caruso.

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