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Cosenza, sequestro da 22mln ad un imprenditore cassanese con interessi nella Sibaritide e nel Lazio

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Ventidue milioni di euro: a tanto ammonta il valore dei beni sequestrati dalla Polizia di Stato e dalla Guardia di finanza a un imprenditore cassanese con interessi sia nella Sibaritide che nel Lazio. I sigilli giudiziari sono stati apposti in applicazione delle norme del Codice Antimafia, concernenti beni, assetti societari e rapporti finanziari.

L'imprenditore in questione è Giuseppe Borrelli, 52 anni, originario di Altomonte. Il provvedimento è stato stato disposto su iniziativa del procuratore antimafia di Catanzaro, Nicola Gratteri, e del pm Distrettuale Alessandro Riello. L'imprenditore è stato stato coinvolto anche in una inchiesta della procura di Roma su una serie di presunti ecoreati. Nell'occasione è stato stato oggetto di una misura cautelare.

Borrelli vicino alle cosche della Sibaritide

Borrelli, ritenuto dagli inquirenti vicino alle cosche operanti nella Sibaritide e destinatario di due interdittive antimafia, nello scorso mese di dicembre era stato arrestato insieme ad altre sette persone accusate, a vario titolo, di traffico e smaltimento illecito di rifiuti e di truffa in un’inchiesta della Dda di Roma.

I beni sottoposti a sequestro

Il sequestro ha riguardato la totalità delle partecipazioni di 11 società - con sedi rispettivamente in Altomonte, Roma, Cassano allo Ionio, San Lorenzo del Vallo - attive in diversi settori merceologici, e in particolare, nella raccolta, stoccaggio, trasformazione e smaltimento di rifiuti, edilizia specializzata, torrefazione, trasformazione e commercializzazione, all’ingrosso e al dettaglio, di caffè e prodotti affini, supermercati, compravendita immobiliare, servizi pubblicitari e marketing, compravendita e noleggio di autovetture e veicoli in generale e da corsa, produzione di birra artigianale con somministrazione e ristorazione, costruzioni di edifici residenziali e non, trasporto di merci su strada, "assunzione di appalti pubblici e privati per la progettazione e costruzione di opere", fabbricazione e messa in opera di prodotti bitumosi. Sigilli anche a 58 veicoli industriali e non, anche di grossa cilindrata, nella disponibilità del compendio aziendale e una villa di circa 400 mq, con annesso opificio e 90 rapporti finanziari.

I poliziotti in azione sono stati coordinati dal questore Giovanna Petrocca e dal dirigente della Divisione anticrimine Ferruccio Martucci, i finanzieri diretti dal colonnello Danilo Nastasi. L'operazione coordinata dal procuratore aggiunto di Catanzaro, su richiesta Vincenzo Capomolla.

Messina: "Un patrimonio illecitamente acquisito che inquinava il tessuto socio-economico di quel territorio"

«L'ingente sequestro di beni eseguito oggi dalla polizia di Stato e dalla Guardia di finanza, si colloca nell’ormai consolidata strategia di contrasto all’accumulazione illecita di patrimoni che da tre anni impegna la Direzione Centrale Anticrimine della polizia di Stato, che prevede di affiancare alle investigazioni giudiziarie, le indagini preventive patrimoniali al fine di colpire - con l'applicazione delle misure di prevenzione patrimoniali - attività imprenditoriali e beni strumentali accumulati grazie ad investimenti di denaro di illecita provenienza». Lo afferma il direttore della Centrale Anticrimine, il prefetto Francesco Messina.

«E' infatti in tale ambito - continua - che gli accertamenti patrimoniali, svolti congiuntamente dalla Divisione Anticrimine della Questura di Cosenza e dal Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di quel Capoluogo, nel quadro della cooperazione disciplinata in questo settore dal protocollo operativo siglato tra la polizia di Stato e la Guardia di finanza nel febbraio del 2021, hanno consentito di individuare un soggetto collegato a cosche di ndrangheta che ha reinvestito - attraverso l’interposizione fittizia di stretti
congiunti e terze persone - i proventi delle attività delittuose in beni e imprese attive nei più disparati settori imprenditoriali, per un valore complessivo di circa 22 milioni di euro. Diverse operazioni di polizia giudiziaria hanno formato oggetto di esame a cura degli organi proponenti e del Giudice della prevenzione; in particolare, indagini attinenti al reato di associazione a delinquere di stampo mafioso, eseguite nel 2007 e nel 2021 in provincia di Cosenza, hanno documentato legami del soggetto in questione con appartenenti a locali cosche di ndrangheta, che hanno attestato la sua pericolosità sociale «qualificata». Grazie alla proposta firmata congiuntamente dal Procuratore della Repubblica di Catanzaro e dal Questore di Cosenza è stato possibile colpire un patrimonio accumulato nel tempo che - in quanto illecitamente acquisito - inquinava il tessuto economico e sociale di quel territorio. Si tratta di una modalità operativa che connota ulteriormente, aumentandone la qualità, l'azione di contrasto a tutte le organizzazioni criminali strutturate, favorendo il contenimento del fenomeno e accelerandone l’eradicazione, in un futuro non troppo lontano. Proseguire nell’azione di contrasto preventivo all’accumulazione
illecita di patrimoni, parallelamente alla rigorosa esecuzione delle tradizionali investigazioni giudiziarie, è una priorità della Direzione Centrale Anticrimine: sottolineo che, in tale strategia, oltre alle Autorità Giudiziarie interessate, rientrano a pieno titolo i Questori della Repubblica, anch’essi, come le prime, normativamente titolari del potere di proposta di misure di prevenzione patrimoniali».

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