Giovedì, 30 Giugno 2022
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Omicidio a Corigliano-Rossano, Pasquale Aquino freddato con un colpo alla testa

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Sette colpi. E un killer entrato in azione per ordine di chi governa le piazze di spaccio. Pasquale Aquino, 57 anni, è stato ferito in varie parti del corpo  e poi ucciso con un proiettile sparato alla testa. L'uomo era appena sceso dall'auto - ritrovata con lo sportello ancora aperto - quando il sicario l'ha affrontato. Il cinquantasettenne ha cercato scampo tentando di raggiungere la porta di casa ma non ce l'ha fatta. L'agguato compiuto su viale del Mediterraneo, nella frazione Schiavonea di Corigliano Rossano, è stato ricostruito dai carabinieri e dai magistrati della Procura di Castrovillari, diretta da Alessandro D'Alessio.

La vittima, che era stata indagata per spaccio di sostanze stupefacenti,  non temeva per la propria incolumità e girava disarmata. Le indagini sul fatto di sangue - del quale è stata notiziata anche la Dda di Catanzaro - vedono impegnati gli investigatori del Gruppo territoriale dell'Arma e quelli del Reparto operativo provinciale, guidati dal tenente colonnello Dario Pini. Sul cadavere di Aquino è stata disposta l'autopsia che aiuterà a chiarire meglio la dinamica dell'accaduto. La pistola usata dal killer arrivato sula scena del delitto insieme con un complice è una semiautomatica calibro 7,65.

I militari hanno lavorato fino a tarda notte per eseguire i rilievi sul luogo della sparatoria ed ascoltare sia i parenti che le persone più vicine alla vittima. Da ricostruire anche le fasi dell'agguato per appurare se ad agire sia stato un solo killer oppure se vi era un commando di più persone. Di certo chi ha premuto il grilletto si è subito dileguato nel dedalo di strade che si intrecciano del borgo marinaro, raggiungendo forse un complice che l'attendeva in sella a una moto. Il sicario ha agito noncurante della presenza di passanti e testimoni visto che erano ancora aperti tutti gli esercizi commerciali posti nella zona. Pasquale Aquino era legato al mondo dello spaccio della droga e nel 2017 era stato arrestato dai carabinieri, finendo agli arresti domiciliari, perché gli era stata trovata della droga in casa.

Più di recente il figlio Vincenzo era rimasto coinvolto nell'operazione antidroga denominata “Portofino” condotta dalla Polizia di Stato nel mese di settembre dello scorso anno. Il giovane era indicato tra i personaggi più importanti dell'inchiesta poiché, secondo le ipotesi di accusa contestate dalla Procura di Castrovillari, deteneva le redini dello spaccio sulla piazza di Schiavonea. Finito agli arresti domiciliari con tanto di braccialetto elettronico, lo scorso 3 febbraio era stato nuovamente arrestato dalla polizia, perchè beccato ancora a spacciare nel borgo marinaro cedendo la droga dalla finestra della propria abitazione posta a pian terreno.

 

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