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Il disagio della generazione Z, i dati sul trattamento sanitario obbligatorio a Cosenza

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Ha destato scalpore l’intervento diretto dell’assessore Domenico Ziccarelli. È lui che, per conto del Comune di Rende, deve dare il via libera all’eventuale Tso, il trattamento sanitario obbligatorio. Ed ha spiegato, Ziccarelli, che spesso si trova dinanzi a situazioni drammatiche, con famiglie che non reggono l’urto. Sia psicologico, sia economico ed anche sociale. Giovani e giovanissimi, loro malgrado, i malcapitati. Alcol e droghe le cause principali. Ovviamente non è un triste fenomeno solo rendese. Tanto che l’assessore Ziccarelli ha chiamato a raccolta tutta la classe politica. Ad iniziare dal governatore Occhiuto. Oltre che le associazioni dell’intero territorio calabrese ed il personale Asp. Probabilmente nelle prossime settimane potrebbe avere luogo un primo importante incontro istituzionale per smuovere le acque.

Lo scenario

La provincia di Cosenza attualmente riesce a fornire assistenza a meno della metà dei richiedenti: il 52% (84 Tso su un totale di 165). Gli altri vengono trasferiti nelle altre Asp calabresi e spesso fuori regione a centinaia di chilometri di distanza. Il problema, legato anche – ma non solo – al Covid ed alla carenza di personale è che non ci sono posti letto a sufficienza per i ricoveri psichiatrici d’urgenza provenienti dal cosentino. L’unica soluzione è aspettare. Una situazione preoccupante soprattutto nella stagione estiva quando le patologie mentali si acutizzano e si raggiunge il picco delle richieste di Tso. Sono quattro i presidi sanitari in provincia (ad Acri è stato chiuso) che possono accogliere i pazienti psichiatrici: gli ospedali di Cosenza, Cetraro, Corigliano e la clinica privata Villa Verde (solo per i ricoveri ordinari). Per un totale di circa 20 posti per gli acuti, gli altri dovrebbero invece essere seguiti dai Centri di Salute Mentale.

Il personale

Numeri che variano in base alla disponibilità di personale in quanto, per legge, deve esistere un rapporto fisso da rispettare tra il numero di infermieri e degenti, come ha più volte avuto modo di ribadire il presidente dell’Opi, Fausto Sposato. Ricoveri della durata di sette giorni che provocano ulteriori disagi per il paziente che, prelevato all’improvviso con la forza dal luogo in cui si trova, non ha la possibilità di portare con sé nulla di personale mentre viene allontanato in maniera coatta dagli affetti familiari. Al momento delle dimissioni dovrebbe poi provvedere in maniera autonoma a rientrare nella propria città. Se però non ha denaro e non ha mezzi per muoversi in teoria dovrebbero intervenire i servizi sociali del Comune in cui risiede. In alcuni casi, come a Rende, subentrano gli assistenti sociali. In altri sono i Centri di Salute Mentale del territorio ad occuparsene. Negli anni passati, con il riassetto della rete psichiatrica in Calabria, tutte le urgenze sono state affidate al 118. Agli psichiatri dei Centri di Salute Mentale (Cosenza, Rende, Montalto Uffugo, Acri, Amantea, Castrovillari, Corigliano, Paola, San Giovanni in Fiore, Scalea, Roggiano Gravina, Rogliano, Rossano e Trebisacce) è affidato il solo compito di eventuale consulenza nell’immediato ed assistenza sul lungo termine dopo le dimissioni.

I casi

L’assessore rendese ha chiaramente parlato di aumento dei ricoveri tra i giovanissimi (19-21 anni). Il più delle volte si tratta di disturbi della personalità provocati dall’uso di stupefacenti. Se si amplia la fascia d’età fino ai 40 anni alcuni operatori hanno notato la maggiore diffusione di disturbi alimentari, psicosi croniche e depressione. Cosa fare allora? Per alcuni medici e per altri operatori sanitari la soluzione più immediata sarebbe quella di riservare un posto letto per i Tso nei reparti di Psichiatria della provincia di Cosenza. L’Asp di Cosenza dovrebbe vagliare l’opportunità di poter applicare questo protocollo negli ospedali di Cosenza e dell’intera provincia. In altre regioni del Nord, invero, come Veneto ed Emilia Romagna solo per citare due esempi virtuosi, sono stati creati centri ad hoc, con pazienti trattabili in 48 ore. Nei presidi sanitari territoriali occorre poi inserire personale sufficiente in grado di agire sulla prevenzione, sulla diagnosi precoce e seguire il paziente, sostenendo le famiglie. I pazienti potrebbero non avrebbero scompensi frequenti e si ridurrebbe alla base il numero di richieste di Tso. Si attendono risposte.

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