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Problematiche ambientali e radioattività, spopola il progetto realizzato dal Fermi di Cosenza

Era il 2020 quando gli alunni dell’allora 4C del Liceo E. Fermi, sostenuti dalla loro professoressa Barbara Marchio, decisero di partecipare a uno dei tanti concorsi in memoria di Libero Grassi, ignari del brillante risultato che avrebbero ottenuto a distanza di due anni. Già, due anni, perché il Covid ha bloccato tutto e quando ormai non si pensava più a questa straordinaria esperienza dalla segreteria organizzativa del premio hanno contattato il liceo per comunicare... la vittoria.

Merito di un lavoro spinoso ma quanto mai stringente ed attuale sulla radioattività ambientale da gas radon. L’idea prese spunto dal progetto denominato “RadioLab”, in cui studentesse e studenti della scuola, assieme a persone di molte scuole d’Italia, erano coinvolti già da tre anni. Un progetto coordinato per il Fermi dalla professoressa Rosa Tucci e realizzato e attrezzato dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare con l’obiettivo di sensibilizzare e avvicinare i giovani al proprio territorio ed alle problematiche della radioattività e ambientali.

“Questa problematica – scrivono gli ex liceali – è troppo spesso trascurata, sebbene abbia ricadute notevoli sulla salute delle persone e sull’economia di quanti cercano di lavorare nella sicurezza e nella legalità. Il titolo che abbiamo scelto: “Un killer invisibile”, spiega bene – proseguono – la pericolosità del radon, gas radioattivo incolore ed inodore, dunque impercettibile eppure è la seconda causa di morte per tumore al polmone dopo il fumo, la prima per chi non fuma. A dirlo è l’Organizzazione Mondiale della Sanità, e nello specifico l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, che, valutando gli studi scientifici su questo problema, ha incluso il gas radon tra gli elementi di gruppo uno, cioè tra quegli elementi che sono in grado certamente di produrre un tumore.”

La curiosità, la voglia di scoprire e di informare, ma anche la voglia di essere apprezzati per questo lavoro, sono stati gli elementi principali che hanno portato ad una indagine accurata ed articolata. Sono stati coinvolti i diversi esperti del settore che lavorano nell’Università della Calabria, tra cui la dottoressa Marcella Capua, la quale ha spiegato come il radon sia un elemento naturale generato da alcune rocce della crosta terrestre, spesso usate anche nell’edilizia, come lave, tufi, graniti, pozzolane. Il radon è un elemento radioattivo, se presente in aria, può decadere e trasformarsi in elementi radioattivi suoi discendenti che possono essere respirati e depositandosi nei polmoni e aumentare la probabilità di avere un tumore. Anche l’acqua del sottosuolo può contenere gas radon.

“Ciò che più sconcerta – ha precisato ai microfoni dei nostri provetti giornalisti- è che nonostante le nostre attuali conoscenze e leggi, molte persone continuano a trascurare il problema senza avvertire la necessità di tenerlo sotto controllo, in alcuni casi ignorandone l’esistenza e la pericolosità.”

A darle ragione un sondaggio condotto dai ragazzi per l’inchiesta, in cui è emerso che quasi tutti gli intervistati non sanno cosa sia! Molti non hanno risposto, qualcuno azzarda: “un gas prodotto dai climatizzatori o dai frigoriferi”, o addirittura: “una marca di qualcosa”.

Di certo fa più presa e clamore il discorso amianto eppure, anche la radioattività naturale può rappresentare un rischio non trascurabile Dei 40 mila nuovi casi di cancro che si registrano in Italia ogni anno il radon incide per il 10% e in Calabria c’è la stessa incidenza registrata in Lombardia e in Piemonte, a confermarlo è Salvatore Procopio, fisico dell’Arpacal, agenzia ambientale regionale, nonché responsabile del laboratorio attraverso cui la stessa agenzia effettua i prelievi per le misurazioni di gas radon in acqua e in aria. Procopio sentito per l’inchiesta in oggetto, si è complimentato con il nostro liceo per il lavoro di misurazione del gas condotto da tempo grazie al progetto RadioLab e che ha contribuito, nel suo piccolo, ad avere una chiara mappatura dei siti più a rischio di inquinamento in Calabria. “La Calabria, che è un pezzo di Alpi – ha evidenziato Procopio – hanno una roccia in gran parte uranifera da cui si genera appunto il radon”.

Ecco perché il rischio anche nella nostra regione non va sottovalutato. Non è concepibile che ancora nel terzo millennio ci sia una scarsa informazione o molto spesso una non conoscenza del problema. Il radon si può sconfiggere con misure adeguate e rispettando la legislazione in materia.

“Oggi non possiamo che essere contenti – concludono ragazze e ragazzi– per il lodevole risultato raggiunto. Arrivare primi a livello nazionale, e partecipare alla premiazione nell’aula magna dell'Università di Palermo, alla presenza di familiari di Libero Grassi, non può che rendere orgogliosi noi, il nostro eccezionale corpo docenti e la scuola tutta”.

© Riproduzione riservata

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