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Dalla questura di Messina... alla chiamata di Dio. L'ex ispettore Piraino ora è don Ernesto, parroco di Guardia

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A guidarlo è sempre stato un profondo senso di giustizia. Da poliziotto inflessibile a uomo di Dio. Don Ernesto Piraino è il nuovo parroco di Guardia Piemontese da giorno 1 aprile. È un ex agente della Questura di Messina che ha scoperto la fede con l’adorazione eucaristica. Ieri l’immissione canonica con la santa messa presieduta dal vescovo. “Sono venuto tra voi - ha affermato durante l’omelia di domenica - per essere padre, fratello e servo”. La comunità di Guardia Piemontese lo ha accolto con grande entusiasmo. I fedeli parlano di una celebrazione commovente ed emozionante. Una storia incredibile la sua. Ispettore di Polizia che stava anche... per sposarsi e aveva comprato casa. Ma poi è arrivata la chiamata di Dio.

La storia di don Ernesto

Nato nel 1979 da una famiglia immigrata in Germania, don Piraino all’eta di 20 anni è entrato in Polizia e dopo il corso ha iniziato a lavorare a Reggio Calabria. Da qui a Gela e poi a Messina continuando, però, a vivere a Reggio Calabria. Nel 2006, mentre era impegnato in una parrocchia di Scilla nelle vesti di educatore, l’amore per Gesù si palesa in modo più intenso con l’inizio dell’Adorazione eucaristica perpetua. «Davanti a Gesù giorno dopo giorno – ha raccontato don Ernesto – cresceva in me il desiderio di donarmi a Lui nel sacerdozio, ma l’assoluta discrezione della mia guida spirituale di allora, fece sì che il seme maturasse nel tempo». «Nel 2010 – ha proseguito don Ernesto – parlai con il mio padre spirituale del desiderio forte di entrare in Seminario, e nel 2011 iniziai il mio primo anno di formazione» nel Seminario di Reggio Calabria. Nel 2015 il rientro nella sua diocesi di origine, quella di San Marco Argentano-Scalea dove ha ricevuto l’ordinazione presbiterale.

Il concorso vinto da ispettore

Ancora oggi ha la barba, il piglio e lo sguardo rapido di quand’era un «inflessibile poliziotto con un senso profondo della giustizia e il desiderio di fare carriera», per dirla con le sue stesse parole. «L’Eucaristia è la risposta a tutti i bisogni dell’uomo. La risposta a tutte le nostre domande. Adorando ti accade di comprendere e di vivere quello che dice il Salmo: 'E danzando canteranno: Sono in te tutte le mie sorgenti'. L’Eucaristia è sorgente». Don Ernesto che in un periodo è stato costretto a vivere da poliziotto e da seminarista (nel primo anno formativo). "Non fa affatto semplice coniugare i due impegni - racconta - però c'era una energia che mi aiutava". E nel 2016 la vittoria del concorso per ispettore. "Ma era ormai in prossimità della mia ordinazione. L'ho interpretato come l'ultima tentazione, quella della carriera e del successo, ma lì ho scelto definitivamente. Ho scoperto la vocazione facendo adorazione eucaristica. Ogni giorno davanti a Gesù qualcosa si muoveva nel mio cuore. Ho incontrato per la prima volta il volto di Dio davanti all’ostia consacrata... difficile non innamorarsi".

Don Ernesto ha più volte raccontato la sua storia, a cominciare dall'intervista ad Avvenire: "All’epoca lavoravo per l’ufficio volanti della Questura di Messina e abitavo a Scilla. Cresciuto in una famiglia cattolica avevo un’infarinatura di fede ma non la vivevo pienamente. Quando la mia parrocchia ha avviato l’adorazione perpetua il mio primo approccio fu determinato dalla curiosità. Qualche mese prima mi ero lasciato con la fidanzata dopo una storia di sei anni che era ormai a un passo dal matrimonio. Vivevo una situazione difficile e quel giorno Gesù ha iniziato a cambiare la mia vita. Subito non ho capito cosa stava accadendo, ma da quel momento il richiamo dell’Eucaristia si è mostrato sempre più forte. Dai pochi minuti della prima volta sono passato a mezz’ora, un’ora, l’intera serata... Quando per lavoro restavo a Messina andavo ad adorare alla chiesa di Cristo Re dei padri Rogazionisti. Piano piano Gesù diventava indispensabile, anche se io continuavo la vita di sempre. Fatto sta che dovunque andassi, trovavo l’adorazione eucaristica perpetua. A Frosinone entro in una cappella a caso e la trovo. A Pescara, dove andai per un corso di specializzazione, una chiesa in cui casualmente avevo scoperto l’adorazione perpetua diventò il mio riferimento per tutto il periodo".

Il poliziotto prete o il prete poliziotto

E quel nesso fra il poliziotto e il prete. "C’è sempre stato in me un senso profondo di giustizia - racconta don Ernesto - che nel tempo si è trasformato in uno sguardo sulla totalità dell’essere umano. Ero un poliziotto inflessibile, poi è arrivata la Misericordia e il mio dovere ho cominciato a farlo guardando il colpevole con un occhio diverso, come un fratello da aiutare, da redimere. Insomma il volto di Dio è piano piano passato nel mio mestiere perché, ora ne ho preso coscienza, stavo imparando a guardare con gli stessi occhi con cui quel Volto guardava me. Cominciavo a vedere il Volto di Gesù nel volto del fratello".

Don Ernesto racconta anche le sue storie d'amore. "Ho avuto alcune storie importanti, con loro sono stato bene ma c’era una parte di cuore che restava insoddisfatta. L’adorazione prendeva sempre più spazio nella mia vita e Gesù mi ha fatto capire che quell’insoddisfazione la poteva sanare solo lui. Ma prima che lo capissi io l’aveva capito la ragazza con la quale avevo instaurato una nuova relazione importante. A un certo punto arrivò a dirmi che se avessi voluto fare il prete dovevo semplicemente dirglielo. Io non ci avevo ancora pensato. Mi arrabbiavo all'inizio, poi ho capito".

© Riproduzione riservata

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