Sabato, 22 Gennaio 2022
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Valentina Vezzali, la rivoluzionaria: da Cosenza un messaggio forte, sport e istituzioni assieme

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Sottosegretaria Vezzali, è un autunno intenso su più fronti: quella delle capienze negli impianti sportivi è una battaglia che è ancora lontana dal concludersi e che l’ha vista energicamente in prima linea.
«In questi mesi abbiamo lavorato per far ripartire il mondo dello sport. Sono stati previsti dei sostegni alle società, siano esse professionistiche che dilettantistiche, così come abbiamo supportato i collaboratori sportivi, i gestori degli impianti, le Federazioni, il Coni e il Comitato Paralimpico al quale, ad esempio, abbiamo aumentato di 8 milioni il contributo annuale. Ma tra i protagonisti di questo mondo ci sono anche gli spettatori. Ad aprile ci siamo assunti il rischio calcolato di aprire al 25% della capienza l’Olimpico per gli Europei di calcio. Fu un test event assai positivo che ci ha permesso poi di riaprire gli stadi, a inizio stagione, dapprima al 50% sino all’attuale 75%. Al chiuso invece al momento la capienza massima è del 60%. Ho sempre sostenuto che queste aperture dovevano andare di pari passo con l’andamento della campagna vaccinale e con la curva epidemiologica. Oggi la situazione che stiamo vivendo è ben diversa rispetto a quella di qualche mese fa. Dobbiamo sempre lavorare, agire e decidere con tanta prudenza. Purtroppo, tra l’altro, alcune immagini delle curve e delle tribune non mostrano un comportamento esemplare, che prevederebbe l’uso della mascherina. Dobbiamo renderci conto che il nostro agire, da singoli, condiziona la salute di tutti».

Negli ultimi mesi non sono mancate le “parate e risposte” con il presidente del Coni su vari temi: i chiarimenti sono arrivati?
«Con Giovanni Malagò, così come tutti gli altri organismi sportivi, ho sempre cercato di avere un dialogo ed un confronto proficuo. Sono convinta che questa sia la strada giusta per poter essere tutti utili e propositivi. Non ci sono state “parate e risposte”, perché non siamo mai stati in sfida. C’è sempre stata la massima disponibilità per risolvere ogni problema nel migliore dei modi. Credo che in questi mesi con il presidente si sia lavorato bene per permettere al Coni e allo sport italiano di trovarsi nelle condizioni migliori per affrontare i vari appuntamenti che ci aspettano».

Gli episodi di violenza fisica e morale sulle donne coinvolgono sempre più spesso anche lo sport, come dimostrano alcuni recenti episodi: non se ne può più! Come governo, state pensando a promuovere massicce iniziative educative e culturali?
«Quanto abbiamo tristemente vissuto in questi giorni evidenzia come sia, oggi più che mai, necessario investire non solo in iniziative di sensibilizzazione, come le tante promosse in questo periodo, ma anche in vere e proprie azioni educative e culturali. Ma per essere incisivi in tal senso, serve essere credibili. È per questo che è fondamentale stimolare la partecipazione femminile a tutti i livelli della vita sportiva, puntando a una reale parità di genere ed evitando di interpretare la figura femminile come marginale allo spettacolo sportivo. Solo così il nostro mondo potrà dire di avere contribuito ancora una volta a migliorare la società in cui viviamo».

Oggi da Cosenza parte la rivoluzione dello sport sul territorio: ci illustra a tutto tondo gli obiettivi di un programma articolato e ambizioso che la coinvolge particolarmente?
«Si tratta di un giorno importante per me e, credo, per lo sport in Italia. Inizia un nuovo rapporto tra le istituzioni e il territorio. Siamo a Cosenza per inaugurare la prima delle “ambasciate” di Sport e Salute, che è il “mio” braccio operativo, in tutta Italia. La sede di Sport e Salute nei territori vuole essere un “presidio di vicinanza” e una opportunità per lo sport di base per avere non solo un contatto diretto, ma anche un supporto concreto. Nella mia vita ho sempre preferito i fatti alle parole. Ecco perché, oggi, la giornata si apre con due momenti che attestano l’apporto di Sport e Salute e delle nostre istituzioni sul territorio. Alle 12 incontrerò gli alunni e i docenti dell’Istituto Comprensivo “Santo Spirito”, che è una di quelle realtà che vive il progetto “Scuola Attiva Kids” e che anticipa la rivoluzione culturale sportiva che abbiamo avviato prevedendo in finanziaria l’insegnante di educazione motoria sin dalle classi della scuola primaria. Alle 13 invece inaugureremo l’impianto sportivo attiguo alla parrocchia di “Santa Teresa del Bambino Gesù”, riqualificato e rigenerato grazie ai fondi di Sport e Periferie, e dove Sport e Salute organizzerà pomeriggi di divertimento per i bambini cosentini. Con me ci sono, oltre al presidente di Sport e Salute, Vito Cozzoli, e al dg Diego Nepi Molineris, anche due testimonial d’eccezione: Andrea Lucchetta e Manuela Di Centa, stelle dello sport internazionale. Da Cosenza inizia, quindi, un viaggio in tutta Italia ma soprattutto si lancia un messaggio di vicinanza delle istituzioni che mi sta molto a cuore: lo sport di tutti e per tutti e in tutto il Paese».

Lo sport in Calabria e Sicilia avrebbe bisogno di un continuo supporto istituzionale, sotto il profilo organizzativo e strutturale: progetti in cantiere per le due regioni più a Sud?
«L’Italia potrà contare su un’occasione unica: il Pnrr. Stiamo definendo in queste settimane come investire il miliardo di euro riservato allo sport. Trecento milioni saranno destinati all’impiantistica scolastica di settore, mentre 700 serviranno per la riqualificazione e rigenerazione di impianti, in una logica di sport come strumento di coesione sociale. L’intento è quello di evitare cattedrali nel deserto e di recepire, soprattutto, le necessità che dovranno arrivare dai territori e dalle realtà sportive. In questo senso, il Sud con la sua “arsura” di strutture dovrà e potrà sfruttare questa occasione».

Non solo le Olimpiadi che nel suo cuore stanno: il 2021 dell’Italia sportiva è stato un anno magico, quasi irripetibile. Qual è stato per lei il segreto dei tanti trionfi post pandemia? E quale vittoria l’ha emozionata maggiormente?
«Quest’anno rimarrà nella storia del Paese. Quell’11 luglio tra Wembley e Wimbledon, ma ancora i Giochi Olimpici e Paralimpici a Tokyo, gli Europei di volley maschile e femminile, e i tantissimi successi internazionali che abbiamo colto in numerose discipline, non solo ci hanno emozionato e inorgoglito, ma hanno dimostrato come il movimento sia vasto e competitivo in vari campi. È difficile scegliere una vittoria su tutte. Ne dovrei elencare parecchie, soprattutto tra quelle conquistate a Tokyo sia alle Olimpiadi che alle Paralimpiadi. Credo però che l’abbraccio del 1 agosto tra Gianmarco Tamberi e Marcel Jacobs possa essere il simbolo del nostro 2021».

Ad aprire la lunga serie di successi, l’Italia di calcio agli Europei. Gli azzurri del suo concittadino jesino Mancini oggi, però, fanno fatica e un po’ preoccupare: lei che ha vinto tutto, che consiglio può dare in vista degli spareggi di marzo che valgono la qualificazione a Qatar 2022? Il nostro Paese non può proprio permettersi di fallire per due volte consecutive l’accesso ai Mondiali...
«Io sono molto fiduciosa. Confido in Roberto Mancini e nei suoi ragazzi. Probabilmente nessuno avrebbe pensato che per qualificarci per i Mondiali sarebbe stato necessario affrontare i playoff, ma questa situazione può dare delle motivazioni in più che possono essere utili anche nel prosieguo del percorso».

Più facile vincere in pedana o risolvere i problemi politico-sportivi?
«In entrambi i ruoli servono impegno, entusiasmo, spirito di sacrificio e tanta passione per lo sport. Personalmente in pedana ho sempre dato il massimo e lo stesso sto facendo adesso, anche perché lo sport è la mia famiglia e il mio mondo e sto lavorando ogni giorno per supportarlo e sostenerlo dopo il lungo periodo della pandemia. L’obiettivo è quello di migliorare il triste piazzamento dell’Italia nella classifica dei praticanti sportivi che ci vede al quint’ultimo posto tra i Paesi europei».

La “sua” scherma a Tokyo, nonostante i cinque podi, è stata bersaglio delle critiche (forse perché ha abituato troppo bene) e anche all’interno del movimento non sono mancate polemiche e veleni, come hanno dimostrato le parole della Di Francisca contro la Errigo e Cipressa, il ct poi nel mirino dell’intera squadra di fioretto.
«Credo che si sia stati troppo critici sulla scherma. È vero, ai Giochi è mancato l’oro, ma si sono pur sempre conquistate 5 medaglie alle quali si sono aggiunte le due ai Paralimpici, tra cui il titolo di Bebe Vio. La Federazione ha compiuto delle scelte e adesso si è aperto il percorso verso Parigi 2024 dove, sono convinta, la scherma continuerà a contribuire in maniera importante al medagliere italiano».

Hanno detto basta (a meno di ripensamenti) due infiniti fuoriclasse, che sono stati anche suoi compagni di avventure azzurre: Federica Pellegrini e Aldo Montano.
«Conosco bene la sensazione che stanno provando. Ma conosco anche il loro amore per lo sport e sono certa che, ciascuno di loro, darà ancora un contributo di rilievo ai nostri colori».

Se dico che Valentina Vezzali continua a essere, per distacco, la più grande sportiva italiana di tutti i tempi, lei cosa mi risponde?
«Le medaglie stanno in bacheca, ma a me piace solo guardare avanti e dinanzi vedo le sfide che, oggi in questo ruolo, sono chiamata ad aiutare ad affrontare e superare, a beneficio dello sport italiano».

 

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