Domenica, 25 Luglio 2021
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Cosenza, muore in ospedale senza spiegazioni: “La dignità del malato? Qui non esiste”

L'inattesa morte. Gaetano Sprovieri, 76 anni, di Luzzi è spirato nel pronto soccorso dell'ospedale dell'Annunziata di Cosenza la mattina di martedì due marzo. Il pensionato non aveva contratto il Covid, né era affetto da alcuna patologia. «L'abbiamo portato in ospedale» racconta il genero, l'imprenditore Tonino Lirangi, «la sera di venerdì 26 febbraio perché accusava dolori all'addome. Dopo la presa in consegna da parte dei sanitari del Pronto soccorso sono rimasto tutta la notte davanti al nosocomio senza avere sue notizie. MI hanno dato due numeri telefonici da contattare ma non rispondeva nessuno. Solo alle prime luci del mattino dopo aver insistito con le guardie giurate sono riuscito a parlare con un medico il quale mi ha detto che mio suocero  era negativo al coronavirus e aveva un po' di febbre».

Era deceduto durante la notte

Durante la giornata è stato comunicato a Lirangi ed alla moglie, Angelica Sprovieri, che il telefonino che il pensionato aveva con sé al momento del ricovero era andato smarrito. La copia, perciò, ha provveduto a comprarne uno nuovo consegnandolo con una busta contenente i ricambi al personale di guardia all'ingresso, perché fossero consegnati. «Questo è avvenuto domenica mattina» racconta Angelica, figlia del settantaseienne «ma io con mio padre al telefono non sonio riuscita mai a parlare. Non rispondeva. Lunedì mi hanno detto che aveva una infiammazione alla colecisti che si sarebbe sfiammata con la somministrazione del Rocefin in endovena. Non riuscendo ad avere notizie più precise e, soprattutto, non potendo parlare con mio padre, ho deciso di raggiungere l'ospedale da Luzzi dove vivo. Era però  troppo tardi: mentre viaggiavo verso Cosenza mi hanno telefonato per comunicare che mio padre era morto. Mi hanno detto che il medico di turno, al mattino l'aveva trovato freddo. Dunque era deceduto durante la notte».

Il paziente non era mai stato cambiato

I coniugi Lirangi-Sprovieri, Tonino e Angelica, spiegano: «Abbiamo deciso di raccontare tutto alla Gazzetta perché non si può morire così. Perché un grande ospedale come quello di Cosenza deve disporre di un numero adeguato di medici, infermieri e operatori socio-sanitari in servizio al Pronto soccorso. Non possono pochi medici affrontare da soli tutto quello che accade e i malati non possono, come purtroppo accade, perdere la loro dignità. La gente deve pretendere che quanto accaduto a Gaetano Sprovieri non accada ancora anche ad altri». E poi Tonino LIrangi, mostrandoci una foto illuminante, aggiunge: «Quando siamo arrivati in ospedale  siamo rimasti scioccati. Mio suocero non era mai stato cambiato. I vestiti che abbiamo portato non sono mai stati usati e non sappiamo nemmeno dove sono. Non abbiamo i pantaloni, le scarpe e il cellulare nuovo non si sa che fine ha fatto.  Era su una barella con la camicia di venerdì tutto sporco. È vergognoso quanto accaduto».

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