Giovedì, 22 Ottobre 2020
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COSENZA

Neonato massacrato
in manette il padre

Una storia allucinante quella portata alla luce dagli agenti della squadra mobile di Cosenza, vittima un neonato di poche settimane picchiato e massacrato fino a rischiare la morte,  sfociata oggi nell’arresto del padre, Kemo Haziri, 35 anni, serbo, residente a Cremona, ma domiciliato a Cosenza dove vive con la convivente, una ragazza italiana, audiolesa.  Il piccolo è nato il 7 gennaio scorso all’ospedale civile , ma il 18 gennaio vi ritorna, sta male, ha digerito del sangue e il fegato è lievemente aumentato. Viene dimesso, ma il 31 gennaio nuovo ricovero, questa volta con evidenti difficoltà respiratorie, leggere contusioni ed escoriazioni, ma gli esami evidenziano una situazione ancora più grave e allarmante che fa scattare i primi sospetti: il piccolo ha fratture costali multiple, lacerazioni al fegato, lesioni cerebrali. A questo punto partono le indagini, viene sentita la madre che giustifica le escoriazioni e afferma che il bambino si era sentito male, piangeva disperatamente, mentre era in braccio al padre. Lei stava facendo una doccia. Gli inquirenti non le credono. Cominciano a sentire i familiari della donna e qui viene fuori un inferno: raccontano che l’uomo non aveva accettato la gravidanza, più volte aveva picchiato la convivente a pallonate, schiaffi, pugni anche al settimo mese  per procurarle l’aborto, poi si era rassegnato alla nascita. Ma sin da subito era stato aggressivo sia con la madre che con il piccolo. Loro stessi avrebbero visto l’uomo picchiare il neonato. Avrebbero provato a fermarlo, ma il serbo li avrebbe zittiti dicendo che sapeva come crescere il figlio. Non hanno avuto  evidentemente il coraggio di denunciare.  Da  qualche settimana l’uomo era ritornato a Cremona, salvo nei giorni scorsi di tornare a casa, ma ad attenderlo all’arrivo del bus a Cosenza gli agenti della squadra mobile che dopo le formalità di rito lo hanno portato in carcere. L’accusa per Kemo Haziri è di tentato omicidio pluriaggravato. In soli due mesi di vita il piccolo Davide ha vissuto l’inferno per mano del padre. Una vita segnata da subito, dal concepimento dalla violenza e dal rifiuto. 

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