Lunedì, 16 Settembre 2019
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'NDRANGHETA

Santa Domenica Talao, il boss Bloise fa scena muta davanti al gip

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Giuseppe Bloise viene chiamato il boss della montagna

Si è avvalso della facoltà di non rispondere il presunto boss della montagna, Giuseppe Bloise, 52 anni di Belvedere Marittimo. Si è svolto, ieri mattina nel carcere di Cosenza, l’interrogatorio di garanzia alla presenza dei suoi difensori, gli avvocati Giuseppe Bruno e Ugo Vetere.

Dopo una prima notte trascorsa dietro le sbarre, l’uomo ritenuto vicino ai clan del Tirreno ha deciso di non dare alcuna spiegazione al Gip rispetto alle accuse che gli sono state mosse dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. Infatti, lo scorso lunedì i carabinieri della compagnia di Scalea, guidati dal comandante Andrea Massari, lo hanno arrestato mentre si trovava nella sua abitazione applicando una misura cautelare in carcere, emessa dal Gip di Catanzaro su richiesta della Dda coordinata dal procuratore capo Nicola Gratteri.

Bloise deve rispondere di due distinti episodi di estorsione e tentata estorsione, aggravati dal metodo mafioso in danno di imprese appaltatrici di lavori pubblici eseguiti proprio nel comune dell’Alto Tirreno cosentino. Le indagini, condotte dai pubblici ministeri Camillo Falvo e Romano Gallo, hanno preso il via proprio dopo le denunce presentate dagli imprenditori taglieggiati. Le loro dichiarazioni sono finite nell’ordinanza firmata dal Gip di Catanzaro e dai loro racconti sarebbe emerso il controllo totale da parte di Bloise dei lavori sull’Alto Tirreno cosentino. Nessuno avrebbe potuto lavorare lì senza il suo permesso e senza “neppure un regalino”. Il “regalino” era - sempre secondo l’accusa - una somma cospicua di denaro che gli imprenditori avrebbero subito dovuto consegnare a Bloise.

Un pizzo al quale nessuno si sarebbe potuto sottrarre altrimenti i lavori sarebbero stati bloccati. In particolare, lo scorso settembre, in seguito alla denuncia di un imprenditore, i carabinieri di Scalea hanno organizzato un “pagamento controllato” del pizzo e, operando costantemente a tutela della sicurezza della vittima, sono riusciti, subito dopo la consegna del denaro, a bloccare e arrestare, nella flagranza di reato, gli estorsi Pasquale Forestieri e Lorenzo Pandolfi. Da questi arresti sarebbero poi scaturite le indagini che hanno portato alla cattura di Bloise.

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